GERUSALEMME – Le elezioni israeliane si sono concluse senza un vincitore netto secondo gli exit poll, con il primo ministro Benjamin Netanyahu e il suo principale rivale Gadi Eisenkot entrambi lontani dalla maggioranza assoluta dei 61 seggi necessaria nella Knesset.

Lo stallo potrebbe favorire Netanyahu, consentendogli di restare alla guida del governo ad interim mentre i partiti avviano le trattative per costruire una nuova coalizione.

I risultati definitivi potrebbero richiedere diversi giorni per venire accertati e, in un sistema politico fortemente frammentato, le formazioni minori potrebbero assumere un ruolo determinante. Nessun partito israeliano ha mai conquistato da solo 61 dei 120 seggi parlamentari, rendendo quasi inevitabile la formazione di alleanze.

Secondo gli exit poll di Channel 12, il blocco guidato da Netanyahu si fermerebbe a 50 seggi, mentre quello del cambiamento facente capo a Gadi Eisenkot ne otterrebbe 52. 

Il voto ha registrato un’affluenza record ed è stato il primo appuntamento elettorale nazionale dopo gli attacchi guidati da Hamas del 7 ottobre 2023 e le successive guerre a Gaza, in Libano e contro l’Iran.

Netanyahu, 77 anni, ha guidato Israele per quasi 19 degli ultimi 30 anni ed è sopravvissuto a numerose crisi politiche. Si è presentato alle urne mentre restano aperte le accuse di corruzione, che respinge, e le critiche per le falle dell’intelligence che precedettero l’attacco del 7 ottobre, nel quale furono uccise 1.200 persone e 251 vennero prese in ostaggio.

Il primo ministro ha cercato di presentarsi come il leader più adatto ad affrontare le minacce alla sicurezza del Paese, mentre i suoi avversari hanno insistito sulla necessità di accertare le responsabilità per quanto accaduto.

Il suo principale sfidante, Gadi Eisenkot, 66 anni, ex capo delle forze armate, ha costruito la campagna sulle proprie credenziali in materia di sicurezza e su una posizione più centrista nella politica interna.

Eisenkot, che ha perso un figlio e due nipoti nella guerra a Gaza, ha promesso un’inchiesta sulle falle del 7 ottobre, una richiesta alla quale il governo Netanyahu si è finora opposto.

“Credo che entro la fine di oggi vedremo un cambiamento, un nuovo spirito per lo Stato di Israele”, ha dichiarato durante una visita al kibbutz Nir Oz, una delle comunità colpite dagli attacchi.

Eisenkot ha inoltre definito insufficiente la risposta israeliana a Gaza, sostenendo che Hamas mantiene ancora il controllo del territorio nonostante una guerra che, secondo le autorità sanitarie locali, ha causato oltre 74mila morti palestinesi.

Ha promesso di smantellare o distruggere entro 18 mesi dalla formazione di un eventuale governo la capacità militare e amministrativa di Hamas nella Striscia.

Netanyahu, dal canto suo, aveva invitato i propri sostenitori a recarsi in massa alle urne, richiamando l’elevata partecipazione degli elettori progressisti e degli israeliani di origine araba.

“Dovete andare tutti a votare - ha detto -. È un momento decisivo.”

Tra i possibili protagonisti delle trattative figura anche Itamar Ben-Gvir, leader di una formazione ultranazionalista della coalizione di governo, che ha previsto un ritorno di Netanyahu alla guida del Paese.

Netto avanzamento dei partiti a maggioranza araba.

Gli exit poll diffusi da Channel 12 mostrano come le formazioni arabe avrebbero conquistato complessivamente 18 seggi, un risultato senza precedenti

Eisenkot ha escluso un’alleanza formale con i partiti arabi, anche se alcuni scenari prevedono che un eventuale governo di minoranza possa dipendere dal loro sostegno esterno.