TEL AVIV - L’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha chiesto a Israele il rilascio immediato e incondizionato di Saif Abukeshek e Thiago Avila, i due leader della Global Sumud Flotilla catturati la scorsa settimana in acque internazionali.
“Non è un crimine mostrare solidarietà e tentare di portare aiuti umanitari alla popolazione di Gaza”, ha dichiarato il portavoce Thameen Al-Kheetan, sottolineando che i due attivisti continuano a essere detenuti senza alcuna accusa formale.
L’organizzazione Adalah, che assiste dal punto di vista legale i due attivisti, ha riportato dettagli allarmanti sulle loro condizioni nel carcere di Ashkelon, dove la detenzione è stata prorogata fino a domenica. Secondo i legali, i detenuti sono tenuti in isolamento in celle costantemente illuminate da luci ad alta intensità per indurre disorientamento sensoriale e privazione del sonno.
Entrambi vengono inoltre bendati ogni volta che lasciano la cella, incluse le visite mediche, in quella che viene considerata una violazione degli standard medici. Thiago Avila ha inoltre riferito di essere stato sottoposto a minacce psicologiche, tra cui quella di essere ucciso o di subire una condanna a cento anni di prigione, durante lunghi interrogatori focalizzati sulla missione della Flotilla.
Le Nazioni Unite hanno chiesto un’indagine formale su questi resoconti, sollecitando Israele a porre fine all’uso di una legislazione antiterrorismo definita “vaga e generica”.
Alla tensione giudiziaria si aggiunge una tragedia personale: la Global Sumud Flotilla ha annunciato la scomparsa di Teresa Regina, madre di Thiago Avila, morta a 63 anni a Brasilia dopo una lunga malattia. L’attivista, a causa del regime di isolamento totale a cui è sottoposto, non è ancora a conoscenza del decesso. Gli organizzatori hanno descritto la situazione come “straziante”, ricordando la forza della donna, di cui porta il nome anche la figlia di due anni di Avila.
Sebbene non siano state formulate accuse formali definitive, gli avvocati riferiscono che Israele sospetta i due di collaborazione con il nemico, contatti con agenti stranieri e sostegno a organizzazioni terroristiche. Tali accuse sono state respinte con forza dalla difesa e dai sostenitori della missione, che sottolineano come l’intercettazione sia avvenuta illegalmente in acque internazionali, al largo di Creta.