KIEV - L’attacco più massiccio delle forze russe dall’inizio del conflitto, durato ben 30 ore a partire da mercoledì mattina, ha spazzato via la fragile tregua di tre giorni ed esaurito le speranze riposte in una possibile via diplomatica.

L’offensiva, che ha preso di mira infrastrutture civili ed energetiche in tutto il Paese, ha provocato almeno 15 morti e oltre 100 feriti, tra cui diversi bambini.  

Il bilancio più pesante si registra a Kiev, dove si contano 5 vittime (tra cui una bambina di 12 anni), 10 dispersi e 40 feriti. Altri raid significativi hanno colpito Odessa, Kharkiv (con 28 feriti) e le infrastrutture energetiche di Kremenchuk e Chornomorsk. 

Le forze russe hanno messo in atto un’offensiva senza precedenti, impiegando complessivamente più di 1.600 droni e missili. Solo nel corso della notte sono stati lanciati oltre 670 droni d’attacco e 56 missili, inclusi 35 da crociera, 18 balistici Iskander e 3 ipersonici Kinzhal.  

“Queste non sono per nulla azioni di chi crede che la guerra stia finendo”, ha denunciato su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, confermando che i soccorritori sono ancora al lavoro a Kiev per estrarre i civili dalle macerie di un edificio residenziale di nove piani parzialmente distrutto.

Il presidente ha poi rivolto un appello alla comunità internazionale: “È fondamentale che i partner non restino in silenzio e continuino a sostenere la difesa dei nostri cieli. Per l’interesse di tutti coloro che vogliono la pace, la pressione sulla Russia deve continuare”. 

La risposta politica dell’Occidente non si è fatta attendere. La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha condannato fermamente sui social “un’altra notte di morte, distruzione e targeting indiscriminato dei civili”, definendo l’attacco uno dei più lunghi e implacabili mai subiti dall’Ucraina.  

“Mentre la Russia deride apertamente gli sforzi diplomatici, noi continuiamo a rafforzare l’Ucraina”, ha annunciato la leader europea, confermando che Bruxelles sta finalizzando un pacchetto di supporto per droni da 6 miliardi di euro e mantenendo massima la pressione economica sul Cremlino tramite le sanzioni. 

Anche il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso la propria fermezza su X, sottolineando l’ipocrisia con cui Mosca ha negoziato il cessate il fuoco dei giorni scorsi.

“Bombardando i civili, la Russia dimostra meno la sua forza che la sua debolezza: è a corto di soluzioni sul terreno militare e non sa come terminare la sua guerra di aggressione”, ha dichiarato Macron, ribadendo che la Francia continuerà a mobilitarsi per garantire una pace giusta e duratura che tuteli la sicurezza dell’intera Europa. 

Mentre il Paese affronta l’escalation militare, sul fronte interno esplode un terremoto politico.

Un tribunale di Kiev ha ordinato la detenzione preventiva per 60 giorni per Andriy Yermak, l’ex potente capo dell’ufficio presidenziale e braccio destro di Zelensky, attualmente sotto accusa in un grave scandalo legato alla corruzione. I giudici hanno stabilito che Yermak potrà evitare il carcere solo dietro il pagamento di una maxi-cauzione fissata a 140 milioni di grivnie (circa 2,7 milioni di euro). 

Nonostante la ripresa dei combattimenti su larga scala, i canali di comunicazione sotterranei tra i due Paesi non si sono interrotti del tutto.

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha confermato che sono tuttora in corso i preparativi per un imponente scambio di prigionieri. “È in corso il lavoro per coordinare gli elenchi, che rappresenta la fase più difficile del processo”, ha dichiarato Peskov. Secondo i dettagli preliminari emersi durante i giorni di tregua, l’accordo dovrebbe coinvolgere 1.000 prigionieri di guerra per parte.