PARIGI - Nel quadro più ampio della quinta edizione del festival Canzoni & Parole, che anche quest’anno ha animato la capitale francese con una fitta settimana di musica d’autore italiana trasformando spazi culturali e cittadini in luoghi di incontro tra artisti, studenti e insegnanti, uno dei momenti più significativi è stato - ancora una volta - quello dell’incontro scolastico, fulcro decisivo di un progetto che da anni si distingue per la sua capacità di costruire, attraverso la musica, un solido anello di giunzione dallo spiccato valore educativo tra la cultura italiana e le nuove generazioni di studenti francesi, in particolare quelli che studiano l’italiano come lingua viva, contemporanea e profondamente intrecciata con la produzione artistica del presente.
Al Liceo Janson di Sailly, in una sala gremita di studenti, docenti (membri dell’APIRP, ovvero dell’Associazione degli Insegnanti di Italiano della Regione Parigina) e rappresentanti delle istituzioni educative coinvolte, l’incontro si è aperto con la presentazione delle diverse scuole partecipanti e con la ricostruzione, quasi corale, del lavoro svolto nei mesi precedenti, un lavoro che non si è limitato all’ascolto delle canzoni ma che ha attraversato la traduzione, l’analisi testuale, la riscrittura creativa e la riflessione condivisa sui temi proposti dai cantautori italiani invitati al festival, trasformando così ogni brano in un vero e proprio laboratorio linguistico e culturale, dove la musica diventava al tempo stesso oggetto di studio e strumento di espressione personale.
Nel corso della mattinata si sono susseguiti gli interventi degli studenti, che hanno presentato i percorsi dedicati ai diversi artisti coinvolti nell’edizione di quest’anno, descrivendo non solo le biografie e i contesti musicali di riferimento, ma soprattutto i significati profondi delle canzoni analizzate, spesso legate a temi come la sostenibilità ambientale, la libertà individuale, la fragilità contemporanea, l’identità culturale e il ruolo della musica come forma di resistenza e di narrazione del presente.
Particolarmente evidente è emersa la dimensione collettiva del progetto, in cui gli insegnanti svolgono un ruolo di mediatori culturali e i musicisti diventano interlocutori diretti degli studenti, disponibili a raccontare il proprio lavoro, a rispondere alle domande e a confrontarsi con le interpretazioni dei ragazzi, generando così uno spazio educativo in cui la distanza tra produzione artistica e fruizione scolastica si riduce, fino quasi a scomparire.
Non è un caso che tra gli elementi più sottolineati nel corso dell’incontro vi sia stata proprio la dimensione pedagogica del festival, che da anni si configura come un progetto strutturato e continuativo, sostenuto da una rete di scuole, associazioni e istituzioni culturali che operano tra Italia e Francia, e che mira a promuovere non soltanto la conoscenza della lingua italiana, ma anche una più ampia educazione all’ascolto e alla comprensione della complessità culturale europea, in un contesto in cui la musica d’autore italiana viene proposta come linguaggio contemporaneo capace di affrontare temi urgenti e universali.
Il momento culminante dell’incontro è stato rappresentato dalle presentazioni dedicate ai brani scelti per il lavoro in classe, durante le quali gli studenti hanno illustrato le proprie rielaborazioni dei testi.
Accanto a questo lavoro più strettamente scolastico, non è mancato il contributo degli artisti invitati, che hanno arricchito l’incontro con interventi e momenti musicali capaci di restituire la dimensione viva delle canzoni studiate, confermando l’idea di fondo del festival secondo cui la musica non è soltanto un oggetto da analizzare ma un’esperienza da condividere, un linguaggio che prende forma piena soltanto nell’incontro diretto tra chi la crea e chi la ascolta.
Se l’incontro scolastico ha rappresentato il cuore pedagogico dell’edizione 2026, il festival nel suo insieme ha poi dispiegato la propria energia nei diversi appuntamenti che hanno scandito la settimana parigina, a partire dai concerti inaugurali e dagli omaggi dedicati alla tradizione della canzone italiana, fino alle serate che hanno visto alternarsi sul palco cantautori come Bungaro, Giulia Mei, Lorenzo Lepore, Chiara Effe e Alberto Bertoli, insieme a interpreti come Finaz.
Particolarmente atteso è stato, infine, l’omaggio ad Andrea Parodi, celebrato attraverso un concerto collettivo che ha riunito voci e musicisti in un tributo corale alla tradizione sarda e alla sua apertura mediterranea.