OTTAWA - La sparatoria di Montreal in cui sono morte tre persone non è stata classificata come un attacco terroristico. Lo ha dichiarato il ministro della Sicurezza interna del Quebec, Ian Lafrenière, dopo aver consultato investigatori e polizia.
Il bilancio dell’episodio avvenuto nel quartiere di Côte-des-Neiges è di tre vittime: un agente di polizia, un civile e lo stesso presunto attentatore.
La mattinata di lunedì, intorno alle 11:35 ora locale, un uomo vestito con abiti mimetici ha aperto il fuoco contro le forze dell’ordine. Nello scontro a fuoco è rimasto ucciso l’agente Mohamed Lamine Benredouane, 34 anni. La polizia ha risposto al fuoco abbattendo l’aggressore, mentre un civile canadese di origine ebraica, Michael Mizrahi, 68 anni, è morto durante la sparatoria.
Non è ancora chiaro chi abbia colpito la vittima civile nel corso del conflitto a fuoco. Un’altra persona e un secondo agente sono rimasti feriti.
Le indagini si stanno ora concentrando sul profilo dell’attentatore e su un manifesto di circa 104 pagine ritrovato in una stanza d’albergo. Il documento, secondo quanto riportato dalla Montreal Gazette, è intriso di retorica legata al movimento degli “incel” (celibi involontari) e contiene riferimenti all’uso della violenza come strumento politico.
Il testo individua nel femminismo, nel liberalismo e nel capitalismo le cause della sofferenza maschile, proponendo la creazione di un “nuovo ordine” che limiterebbe le libertà economiche e sessuali delle donne.
Nel documento vengono inoltre elencati numerosi possibili obiettivi, tra cui “importanti conferenze nel settore pornografico, le sedi centrali di società pornografiche internazionali, nonché personaggi di spicco che sono essi stessi attori o attrici pornografici, che sono molto ricchi e che promuovono attivamente la pornografia presso il grande pubblico”.
Tra i target figurano anche istituzioni finanziarie, aziende e personalità pubbliche, in un elenco di “valid potential class A targets” che includerebbe, secondo la ricostruzione della Montreal Gazette, banche, società di investimento, leader del settore tecnologico, esponenti politici e dirigenti di grandi aziende internazionali.
Una delle sedi indirettamente colpite dagli eventi è quella della società Aylo, proprietaria di Pornhub e di altre piattaforme: l’edificio si trova infatti nella zona della sparatoria e presenta finestre danneggiate. La compagnia ha scelto di non commentare, citando le indagini in corso.
Il manifesto descrive anche modalità di comportamento nei confronti delle forze dell’ordine durante eventuali azioni violente, distinguendo tra diversi tipi di agenti e suggerendo strategie per ridurre l’esposizione al rischio. In alcuni passaggi, l’autore ipotizza che alcuni poliziotti possano essere “simpatetici” alla sua causa. Il documento si chiude con la frase: “Be unflinching, go forth, and KILL THEM ALL!” (Non vacillate, andate avanti e UCCIDETELI TUTTI!).
Sebbene la polizia non abbia ancora confermato ufficialmente l’identità del sospetto, diversi media canadesi, tra cui Journal de Montréal e Radio-Canada, lo hanno identificato come Seth Hatfield, nome presente anche sul manoscritto analizzato dagli investigatori. Una copia del testo è stata visionata anche dalla Montreal Gazette, che ha deciso di non pubblicarlo integralmente per evitare di amplificarne il contenuto.
Le autorità hanno chiarito che il movente resta ancora sconosciuto. Il portavoce della polizia della Columbia Britannica ha riferito che le forze dell’ordine sono state informate dell’esistenza di un documento che inciterebbe alla violenza contro la polizia.
Le immagini dell’accaduto, circolate sui social media, mostrerebbero un uomo armato in abiti militari disteso a terra dopo lo scontro con la polizia, ricostruzione confermata da diversi testimoni. La zona è rimasta isolata per ore, mentre un massiccio dispositivo di sicurezza veniva dispiegato dopo la segnalazione di un uomo armato.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di episodi collegati all’estremismo “incel” in Canada, già associato in passato ad attacchi mortali, tra cui l’attacco con furgone a Toronto del 2018 e un’aggressione in uno spa nel 2020, considerata il primo caso classificato come terrorismo legato a questa ideologia.