WASHINGTON - Rientrato a Washington dalla visita di Stato in Cina, Donald Trump si sarebbe riunito con i suoi più stretti consiglieri per decidere le azioni da intraprendere contro Teheran e potrebbe annunciare una decisione nelle prossime ore. Dall’amministrazione americana si viene a sapere che il Presidente starebbe seriamente considerando di riprendere gli attacchi contro l’Iran. 

Anche Israele avrebbe avviato i preparativi per una nuova escalation. La situazione del conflitto iniziato a fine febbraio appare in stallo dopo il fallimento di un nuovo accordo e da giorni, arrivano segnali di impazienza da parte di Trump.

Il mancato appoggio da parte del leader cinese Xi Jinping per un intervento con Teheran al fine di agevolare la riapertura dello Stretto di Hormuz, avrebbe convinto Trump che, dove non possono arrivare gli sforzi diplomatici, può convincere la forza delle armi.

Teheran, da parte sua, sembra rilanciare annunciando di aver messo a punto un piano per gestire il traffico nello Stretto di Hormuz lungo una rotta designata. E, secondo la Tv di Stato iraniana, alcuni paesi europei avrebbero avviato colloqui con la marina dei pasdaran per garantire il transito delle loro navi dopo il passaggio di quelle di Cina, Giappone e Pakistan. Una notizia che per ora non ha avuto conferma da Bruxelles. 

Intanto, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha inviato una lettera a Papa Leone XIV ricordando che “l’aggressione israelo-americana ha provocato l’assassinio dell’Ayatollah Khamenei, di importanti figure politiche e militari e di 3.468 cittadini, con ingenti danni a scuole, università, ospedali, luoghi di culto e infrastrutture.

Si tratta di chiari crimini di guerra”. Citando poi passi coranici e biblici che condannano l’arroganza americana, ha elogiato le “posizioni morali, logiche e giuste” del Papa sulla guerra.

Secondo quanto riferito da funzionari mediorientali al New York Times, gli Stati Uniti e Israele sarebbero impegnati in “intensi preparativi”, i più vasti da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco, per una possibile e immediata ripresa degli attacchi contro l’Iran.

Da quanto è emerso, il Pentagono potrebbe addirittura cambiare il nome all’operazione militare, da ‘Epic fury’ a ‘Sledgehammer’, una mossa che consentirebbe a Trump di poter procedere per altri 60 giorni senza l’autorizzazione del Congresso, come previsto dalla War Powers Resolution del 1973. I nuovi raid della Casa Bianca vedrebbero bombardamenti più aggressivi contro obiettivi militari e infrastrutturali 

A un briefing della scorsa settimana il capo degli Stati maggiori congiunti, il generale Dan Caine, ha affermato che oltre 50mila soldati, due portaerei, dodici cacciatorpediniere della marina e decine di aerei da guerra “sono pronti a riprendere operazioni di combattimento su vasta scala contro l’Iran”.

Ma, al di là delle dichiarazioni pubbliche, i vertici del Pentagono temono che la vittoria contro Teheran potrebbe rivelarsi un’impresa lunga e difficile.