PARIGI — Per un cittadino italiano residente in Francia, rinnovare una carta d’identità o ottenere un passaporto dovrebbe essere una pratica amministrativa. Tuttavia, per migliaia di persone, soprattutto per chi vive nell’Ovest del Paese, un semplice rinnovo può trasformarsi in un viaggio lungo centinaia di chilometri, in una giornata di lavoro persa, in un pernottamento fuori casa e in una spesa che si aggiunge a quella già sostenuta per raggiungere la sede consolare competente.

La mappa della rete consolare italiana in Francia restituisce visivamente una situazione che le testimonianze degli iscritti AIRE rendono ancora più concreta: vaste aree territoriali restano lontane dagli uffici presso i quali è possibile svolgere le principali pratiche documentali, mentre le sedi esistenti sono chiamate a rispondere a una domanda che, secondo chi vive quotidianamente questo problema, non sembra essere stata accompagnata da un adeguato rafforzamento del personale e della capacità operativa. Non è soltanto una questione di distanza geografica: è una questione di accesso effettivo ai servizi dello Stato italiano, di tempo, di denaro e, in ultima analisi, di cittadinanza.

Il caso delle Landes è emblematico. Valentina V., residente nella zona, racconta una geografia consolare fatta di spostamenti obbligati: per il passaporto può contare sull’antenna di Lourdes, ma raggiungerla significa affrontare circa un’ora e mezza di automobile, con i relativi costi di carburante e pedaggi. Per la carta d’identità, invece, la destinazione diventa Toulouse: circa tre ore e quaranta di viaggio, sempre a cui aggiungere benzina e pedaggi. Una distanza che, nella vita quotidiana, significa organizzare una giornata intera attorno a un appuntamento, chiedere permessi dal lavoro, trovare eventualmente qualcuno che si occupi dei figli e mettere in conto una spesa che cresce con la distanza. E quello delle Landes non è un caso isolato.

Ci sono italiani che, in base alla propria residenza e al consolato di riferimento, devono percorrere 700 o addirittura 1.000 chilometri per poter accedere ai servizi di cui hanno bisogno. In alcune situazioni, come riferito da diversi cittadini, la sede di riferimento è Marsiglia, anche per chi vive in territori lontanissimi da quella città, tra cui persone residenti nell’area di Lourdes o a Poitiers. Per chi non dispone di un’automobile, o preferisce utilizzare il trasporto pubblico, il problema non scompare, anzi, perché ai chilometri si sommano coincidenze, tempi di percorrenza, costi dei biglietti e collegamenti spesso poco efficienti.

La distanza, del resto, non si misura soltanto in chilometri. Giuseppe C., che vive in Bretagne, per raggiungere Parigi deve tenere conto degli orari ferroviari e, proprio per questo, è costretto a rifiutare gli appuntamenti fissati prima delle 11 del mattino: non esistono collegamenti che gli consentano di arrivare nella capitale prima delle 10. Un appuntamento consolare apparentemente disponibile può dunque essere, nella realtà, un appuntamento inutilizzabile. E quando la distanza è tale da rendere impossibile il viaggio in giornata, entra in gioco un ulteriore costo: il pernottamento. Una pratica amministrativa che dovrebbe essere ordinaria diventa così un piccolo viaggio di lavoro o di servizio, con hotel, trasporti, pasti e ore sottratte alla propria attività professionale o familiare. Per chi ha un impiego con orari rigidi, per chi ha figli, per chi è anziano o ha difficoltà negli spostamenti, il peso può diventare ancora maggiore.

A complicare ulteriormente il quadro c’è il sistema degli appuntamenti. Alcuni cittadini riferiscono di ricevere conferma per il rinnovo della carta d’identità soltanto pochi giorni prima, in una finestra che può andare dai dieci ai tre giorni precedenti all’appuntamento. Anche quando l’appuntamento viene finalmente ottenuto, dunque, l’organizzazione del viaggio resta appesa a una conferma tardiva, con tutto ciò che ne consegue per chi deve prenotare un treno, organizzare un pernottamento, o chiedere un permesso dal lavoro. Il problema non è quindi soltanto riuscire a entrare nel sistema delle prenotazioni, ma riuscire a trasformare quella prenotazione in una possibilità concreta di presentarsi allo sportello. E intanto, dall’altra parte, gli stessi consolati che dovrebbero assorbire questa domanda si trovano a lavorare, secondo le testimonianze raccolte, con organici insufficienti e carichi di lavoro elevati.

La mappa consolare della Francia.

È qui che la questione assume una dimensione politica più ampia. L’assenza di una presenza consolare capillare nell’Ovest della Francia produce inevitabilmente una concentrazione delle richieste sulle sedi esistenti, aggravando le difficoltà anche per chi, almeno formalmente, vive in un’area già servita da un consolato. La testimonianza di Piera Porcu, residente a Parigi con il marito e il figlio dal 2015, rovescia infatti la prospettiva: non basta che un consolato esista sulla carta e sia vicino a casa se poi non è concretamente possibile ottenere un appuntamento. “Io, mio figlio e mio marito abbiamo la fortuna, in teoria, di risiedere in un’area servita dal Consolato – quello di Parigi, per l’appunto. Nel concreto, tuttavia, c’è un grosso disagio, poiché nonostante la sede del Consolato si trovi a pochi passi da casa nostra, raggiungibile in meno di venti minuti con i mezzi pubblici, non abbiamo la possibilità di svolgere le più semplici operazioni burocratiche, come il rinnovo della carta d’identità e del passaporto. Non ci viene dato un appuntamento, e non perché ci sia un rifiuto da parte del Consolato, ma proprio perché non riescono, non c’è la possibilità di dare appuntamenti a tutte le persone che lo richiedono. Gli iscritti AIRE in Francia sono tantissimi e loro non riescono materialmente a garantire un appuntamento a tutte queste persone”.

La conseguenza, racconta Porcu, è quella di vivere costantemente nell’incertezza sulla validità dei propri documenti: “Questo significa avere sempre l’acqua alla gola per poter partire con i documenti in regola. Nel nostro caso, essendo noi solo in possesso della carta d’identità, abbiamo dovuto ovviare il problema richiedendo il rilascio del passaporto. Non perché ci servisse per viaggiare nei Paesi che lo richiedono, ma proprio per avere un documento in stato di validità, dal momento in cui non siamo riusciti a ottenere un appuntamento al Consolato per il rinnovo delle nostre carte d’identità”.

La burocrazia, anziché semplificare la vita del cittadino, finisce così per costringerlo a cercare una seconda strada per ottenere ciò che dovrebbe essere un servizio ordinario. Nel caso della famiglia Porcu, il problema ha riguardato anche il figlio: “La carta d’identità di mio figlio è scaduta ad agosto, ed erano almeno tre mesi che cercavo di ottenere un appuntamento al Consolato”. La soluzione è arrivata attraverso un viaggio in Italia già programmato per le vacanze, sfruttando la permanenza nel Paese per chiedere al Comune il rinnovo del documento. Ma anche questa possibilità, sottolinea Porcu, non può essere trasformata in una soluzione strutturale: “Non si tratta di una fortuna, perché la fortuna è stata aver programmato le vacanze in Italia, ma io non devo essere obbligata a tornare in Italia per rinnovare la mia carta d’identità. Quella in Italia non deve essere una tappa obbligata, quanto una tappa di piacere. E non tutti hanno la possibilità di tornare in Italia all’occorrenza”.

Ed è effettivamente così, inutile girarci intorno. La possibilità di rivolgersi a un Comune italiano non può diventare, per chi risiede stabilmente all’estero, il rimedio ordinario a un’insufficiente capacità di risposta della rete consolare. Se il cittadino italiano residente in Francia è costretto a programmare il rientro in Italia per ottenere un documento che dovrebbe poter rinnovare nel Paese di residenza, la questione non riguarda più soltanto la comodità del servizio, ma il principio stesso di prossimità dell’amministrazione al cittadino. E la distanza, in questo caso, non è soltanto quella che separa una città dall’altra: è quella che si crea tra il cittadino e lo Stato quando l’accesso al servizio formalmente esistente diventa concretamente difficile.

Porcu individua anche una possibile alternativa, che non passa necessariamente e nell’immediato dalla creazione di nuove sedi, ma dal rafforzamento di quelle già esistenti: “Chiediamo un potenziamento degli uffici consolari in Francia, un’estensione del calendario per gli appuntamenti che non si riduca a una finestra di tre mesi, perché una persona non può collegarsi ogni sera nella speranza che qualcuno abbia rinunciato al proprio appuntamento e cadere a fagiolo, prendendo il suo posto”.

In altre parole, più personale, più appuntamenti, una programmazione più ampia e prevedibile, un calendario che consenta alle persone di organizzarsi con anticipo. “Già cinque anni fa, io e altre persone residenti in Francia siamo state ricevuti in videocall da una responsabile dell’ufficio consolare, chiedendo maggiore disponibilità degli appuntamenti e più personale d’ufficio visto il carico di lavoro e le richieste sempre più crescenti, ma non è cambiato assolutamente nulla, nonostante le promesse”.

La domanda che emerge dalle testimonianze, allora, non è soltanto perché un italiano residente nell’Ovest della Francia debba percorrere centinaia di chilometri per rinnovare un documento, ma perché una rete consolare chiamata a servire una comunità numerosa non riesca a garantire una capacità di risposta adeguata alla domanda. L’assenza o la scarsità di presidi territoriali produce un effetto domino: chi vive lontano viaggia, chi vive vicino si scontra con la scarsità degli appuntamenti, i consolati ricevono più richieste, il personale è sottoposto a maggiore pressione e il cittadino finisce per sostenere il costo materiale e organizzativo delle inefficienze del sistema.

Rafforzare gli organici degli uffici già esistenti, ampliare il numero degli appuntamenti, estendere l’orizzonte temporale delle prenotazioni e rendere gli appuntamenti più compatibili con gli orari dei trasporti pubblici potrebbe rappresentare, almeno secondo le testimonianze raccolte, una parte della risposta. Ma resta aperta la questione territoriale: per chi vive a centinaia di chilometri dalla sede competente, anche un consolato efficiente rimane un consolato lontano.

È questa la contraddizione che la mappa rende immediatamente visibile e che le storie dei cittadini trasformano in una questione politica: l’Italia è presente in Francia attraverso una rete diplomatica e consolare, ma la presenza amministrativa dello Stato non coincide necessariamente con l’accessibilità dei suoi servizi. E quando una carta d’identità scaduta costringe una famiglia a ricorrere al passaporto, quando un appuntamento dipende da una finestra di disponibilità di pochi mesi o da una rinuncia intercettata casualmente online, quando gli orari dei treni impediscono di accettare un appuntamento mattutino e quando il rinnovo di un documento diventa un motivo sufficiente per trasformare una vacanza in Italia in una necessità amministrativa, il tema non è più soltanto quello della burocrazia. È il rapporto tra lo Stato e i suoi cittadini residenti all’estero, e la misura concreta in cui quei cittadini possono esercitare i propri diritti senza dover pagare, in tempo, denaro e organizzazione personale, il prezzo della distanza.