SYDNEY - La Commissione reale sull’attacco terroristico di Bondi entra nella fase più delicata.
Dopo aver ascoltato testimonianze dirette sulla crescita dell’antisemitismo nella comunità, il secondo ciclo di udienze pubbliche esaminerà ciò che polizia e servizi di sicurezza sapevano prima della sparatoria del 14 dicembre, costata la vita a 15 persone innocenti.
Il primo testimone ascoltato oggi è stato Mike Burgess, direttore generale dell’ASIO, seguito da alti funzionari dell’Australian Federal Police e della NSW Police. Saranno ascoltati anche due rappresentanti del Community Security Group NSW (CSG), organizzazione che si occupa della sicurezza della comunità ebraica.
Burgess ha dichiarato che il lavoro svolto dall’agenzia da lui guidata non aveva tralasciato alcuna pista o indizio che avessero potuto prevenire l’attentato, ma ha anche aggiunto che l’attenzione, all’epoca, era concentrata sulle interferenze di spionaggio estere in Australia.
Al centro dell’inchiesta troveranno spazio le misure predisposte per l’evento Chanukah by the Sea, preso di mira da due uomini armati, e le informazioni disponibili sui responsabili dell’attacco. Una parte delle udienze sarà pubblica, ma molti passaggi si svolgeranno a porte chiuse, per evitare rischi alla sicurezza nazionale e interferenze con il procedimento penale ancora in corso contro Naveed Akram, il sopravvissuto dei due attentatori.
La scelta sta a significare che alcune conclusioni della Commissione potrebbero restare riservate per anni. La commissaria Virginia Bell ha detto che il lavoro è stato già arricchito dalle testimonianze degli australiani ebrei e di altre persone sulle esperienze di antisemitismo raccolte nel primo ciclo di udienze.
Un rapporto provvisorio pubblicato ad aprile ha rivelato che, prima dell’attentato, la NSW Police era stata avvertita dal CSG che il clima di antisemitismo rendeva probabile un atto di violenza contro la comunità. La polizia aveva previsto una presenza visibile all’evento, ma nei documenti interni era stato annotato che non fosse necessario restare per tutta la durata. Alla fine, solo quattro agenti e un comandante di zona furono presenti in momenti diversi.
Il rapporto provvisorio ha formulato 14 raccomandazioni, tra cui misure di sicurezza più rigide per i futuri raduni della comunità ebraica. Ha chiesto anche leggi sulle armi uniformi a livello nazionale e un programma di riacquisto delle armi da fuoco.
Altre raccomandazioni riguardano l’antiterrorismo federale: valutare se rendere a tempo pieno il ruolo di coordinatore nazionale e chiarire meglio le funzioni del comitato antiterrorismo Australia-Nuova Zelanda, comprese informative regolari al Consiglio intergovernativo. Cinque raccomandazioni sono state oscurate nella versione pubblica per ragioni di sicurezza nazionale.
Ora la Commissione dovrà stabilire se risorse, poteri, procedure e comunicazioni tra agenzie fossero adeguati. La domanda centrale resta una: se l’attentato poteva essere previsto con tempestività, e forse fermato.