CANBERRA - Pauline Hanson apre a una possibile collaborazione con la Coalizione dopo le prossime elezioni federali, ma esclude compromessi sulla linea politica del suo partito.

La leader di One Nation dice di essere pronta a “lavorare insieme” con i conservatori, ma non intende legarsi a una forza che, a suo giudizio, potrebbe non mantenere le promesse fatte agli elettori.

Il tema si è sviluppato dopo un sondaggio di RedBridge Group e Accent Research, secondo cui One Nation potrebbe conquistare fino a 59 seggi alla Camera dei Rappresentanti se si votasse oggi. La stima centrale assegna al partito di Hanson 53 seggi, abbastanza per diventare opposizione ufficiale, mentre il Partito laburista tornerebbe al governo e la Coalizione verrebbe ridotta a una presenza marginale.

Lo scenario è impietoso per Liberali e Nazionali. Secondo la rilevazione, i Liberali resterebbero con appena 12 seggi, mentre i Nazionali verrebbero cancellati dalla Camera. Il Partito liberale perderebbe tutti i seggi nel Queensland, South Australia, Tasmania e Western Australia. Una fotografia, certo, non un risultato elettorale. Ma sufficiente a scuotere il campo conservatore.

Barnaby Joyce, passato a One Nation dopo una lunga carriera nei Nazionali e più volte vice primo ministro, ha trasformato il dato in una battuta tagliente contro i suoi ex alleati. “Sono davvero deluso dal fatto che il Partito liberale stia dividendo il nostro voto”, ha detto questa mattina, ospite di Today. Poi la stoccata: “Non dividete il voto One Nation”.

Con tono più cauto, Joyce ha però invitato il suo partito a non esaltarsi per i numeri. “È un sondaggio, è indicativo, non è il voto del giorno delle elezioni”, ha detto. Ha definito il risultato potenziale “un onore incredibile”, ma ha ricordato che manca ancora molto tempo al voto.

La linea politica, tuttavia, è chiara. Joyce ha detto che One Nation potrebbe negoziare sulla fiducia e sull’approvazione del bilancio con la Coalizione, se necessario, ma solo in cambio di linee politiche precise. Non un sostegno gratuito, non un patto di facciata. “One Nation non si preoccupa se non vi piace: vi dirà le cose in modo diretto”, ha aggiunto.

Hanson ha espresso un messaggio simile. Interrogata su una possibile alleanza con la Coalizione per formare governo, ha risposto che il punto è “lavorare insieme”. Ma ha subito indicato il problema che vede nel leader Liberale Angus Taylor: un partito ancora pieno, secondo lei, di moderati e di progressisti. “Non mi lego a quel cane se poi non sarà in grado di mantenere le promesse agli australiani”, ha detto ospite di Sky News.

Nel campo Liberale, Andrew Bragg ha letto il sondaggio come prova di un forte malcontento economico. Secondo lui, la Coalizione negli ultimi dieci anni è stata troppo simile al Partito laburista, ripetendo il termine “uniparty” - recentemente adottato per evidenziare la similarità percepita delle linee politiche delle due forze politiche tradizionali - e non ha fatto abbastanza su tasse, relazioni industriali, superannuation e conti pubblici.

Il Partito laburista, invece, prova a ridimensionare l’ondata. Il segretario del gabinetto di governo Andrew Charlton sostiene che One Nation stia intercettando il malcontento, ma non offra soluzioni vere. Il punto politico resta comunque evidente: la destra australiana non è più una casa ordinata. Hanson non chiede di entrare nel vecchio schema. Vuole ridisegnarlo.