DALLAS – Con un gol di Mikel Merino al 91’, la Spagna supera gli ottavi del Mondiale, AT&T Stadium di Arlington (Dallas) e manda a casa il Portogallo.
Il duello tra Lionel Messi e Cristiano Ronaldo, atteso e temuto al tempo stesso, non ci sarà.
La Spagna ora si batterà con il Belgio o gli Stati Uniti, a seconda del vincitore dell’incontro di stanotte (alle 21 in Argentina), dopo una partita ben giocata da entrambe le parti. Non particolarmente spettacolare, certo, più tattica che fantasiosa, risolta con la rete spagnola quando tutti, davanti allo schermo, si stavano mettendo comodi per i tempi supplementari.
Il secondo tempo, conservativo per entrambe le squadre, non aveva lasciato presagire l’exploit di Merino, centrocampista in forza all’Arsenal. Inutili i tentativi finali del Portogallo, che al 56’ aveva perso Nuno Mendes per un infortunio, di pareggiare in extremis.
Infatti, uscito quello che era apparso come il miglior giocatore della partita (poi sostituito con Nelson Semedo), il Portogallo perde colpi. E i quarti di finale.
Il vero protagonista è stato però Cristiano Ronaldo. A 41 anni, sebbene abbia escluso l’intenzione di ritirarsi, il capitano della Nazionale e massimo goleador del Portogallo (11 reti in 26 incontri in 6 edizioni della Coppa del Mondo) è arrivato al suo ultimo mondiale, con una partita non indimenticabile, della quale resta l’amarezza per non essere riuscito a emergere.
Il suo viso deluso, trasmesso contemporaneamente da tutti gli schermi del mondo, non aveva bisogno di didascalie. Ma il pubblico, non solo portoghese, dello stadio di Dallas è stato più generoso di lui e ha voluto onorarlo con un tributo, un giro d’onore del campo tra gli applausi e gli slogan dei tifosi di qualsiasi colore.
È allora che la tensione della giornata si scioglie in lacrime di commozione e frustrazione al tempo stesso, che emozionano anche i detrattori di questo calciatore così divisivo. Al quale, se non altro, non si applica l’accusa di piacionismo e di compiacenza. E forse anche questo è un merito.