Settimana politica ad alta intensità quella che stiamo vivendo. Ogni giorno una novità e tutte importanti. Lunedì Anthony Albanese ha confermato la riunione del comitato di revisione della spesa del governo per discutere l’eventuale proroga dell’agevolazione sulle accise dei carburanti e di altre misure di sostegno contro il caro vita, oltre ai tagli fiscali già previsti a partire dal 1° luglio.

Martedì la Banca centrale ha confermato, dopo tre rialzi consecutivi, il mantenimento dei tassi d’interesse al 4,35% dato il rallentamento economico in atto, il lieve aumento della disoccupazione, l’inflazione stazionaria e ad un mercato immobiliare che sta dando qualche timido segno di frenata sia per gli aggiustamenti monetari degli ultimi mesi, sia per i segnali lanciati dal governo per ciò che riguarda le agevolazioni fiscali sugli investimenti nel settore.

Ieri, riflettori puntati invece sul Circolo nazionale della stampa per il primo intervento ufficiale in una sede di primissimo piano, con un pubblico altamente preparato in materia politica, di Pauline Hanson. Un intervento nel suo nuovissimo ruolo, decretato dai sondaggi, di ‘primo ministro preferito’ e di leader del partito che guida la classifica dei voti virtuali.  Nella stessa giornata, nel tentativo di distogliere quanto più possibile l’attenzione dalla prima di Canberra di Hanson, Albanese - che ha “snobbato” l’intervento della senatrice accusandola di ipocrisia dato che “si fa paladina dei più poveri ma non fa mai i loro interessi in aula” - ha presentato un investimento da 3,6 miliardi di dollari per garantire l’aumento salariale del 15% per gli operatori dei servizi per l’infanzia e ha inaugurato l’ultima delle 137 cliniche di assistenza medica urgente promesse dai laburisti.

Oggi, giovedì, lo scontro sempre più acceso nel campo dell’immigrazione tra laburisti, One Nation e Coalizione salirà ulteriormente di grado con i dati che saranno resi noti dall’Ufficio centrale di statistica sulla popolazione australiana e l’incremento, al netto, dei nuovi arrivi. 

Quattro milioni di dollari raccolti in poco più di quattro giorni per la campagna ‘personalizzata’ contro Albanese e le sue promesse non mantenute, sono un segnale inequivocabile che il fenomeno Hanson sta diventando di giorno in giorno ‘meno passeggero’ e sempre più una nuova realtà con cui dover fare i conti. Più di 70mila donatori che hanno abbracciato al volo la causa lanciata per rispondere alla sfida laburista di una raccolta fondi per affrontare la crescita di One Nation. Era sembrata una buona idea, in casa ALP, sollecitare il pubblico a donare 27 dollari a persona per arginare la marcia di un partito “di protesta, senza veri programmi e una solida base organizzativa”. Hanson non aveva perso un attimo per controbattere, con una richiesta di 29 dollari a donazione e un milione come obiettivo finale della raccolta-lampo: obiettivo che è stato raggiunto in meno di 24 ore. Laburisti annichiliti in partenza e campagna “Fire the Liar!” con maxi cartelloni pubblicitari, spot televisivi e radiofonici per “raggiungere tutti gli australiani che Albanese continua ad ignorare”. E la raccolta fondi rimarrà aperta fino al 30 giugno. 

Chi se l’aspettava un successo del genere? “Noi”, ha praticamente detto ieri Hanson, che non si nasconde più e, andando oltre alla prudenza “dell’unico sondaggio che conta è quello delle urne”, ora si sente forte abbastanza da presentare una visione alternativa per il Paese, dopo aver dichiarato di avere le capacità per guidare l’Australia come primo ministro. Una visione e una squadra ‘vera’, con Barnaby Joyce che assumerà il ruolo di portavoce del Tesoro di One Nation per dare ulteriore peso a un programma che prevede alcune misure non ancora sostenute da una verifica di concreta fattibilità, con l’analisi indipendente dei costi previsti. Misure che comprendono: la divisione del reddito tra coniugi con figli a carico; il dimezzamento delle accise sul carburante per tre anni; l’aumento della soglia di reddito esente da imposte per i pensionati autofinanziati fino a 35.000 dollari; l’abolizione delle accise su birra e superalcolici consumati nei locali; una riduzione immediata del 20% delle bollette elettriche; la possibilità per i pensionati di lavorare di più senza perdere parte della pensione; un aumento non specificato del rimborso Medicare per remunerare meglio i medici di base e incentivare le visite gratuite. 

Pur non avendo ancora quantificato ufficialmente il costo delle proprie politiche economiche - sostenendo erroneamente che il Parliamentary Budget Office sia accessibile solo ai partiti con almeno cinque seggi alla Camera dei rappresentanti - alcuni economisti stimano che il dimezzamento delle accise sul carburante costerebbe circa 10 miliardi di dollari all’anno, mentre l’abolizione di quelle sugli alcolici comporterebbe una perdita di circa 2 miliardi di dollari. Hanson però, ha assicurato, ancora prima del suo intervento a Canberra, di avere un piano per eliminare gli sprechi governativi del valore di 90 miliardi di dollari. 

Lo storico discorso della senatrice Hanson – che a Canberra non ha fatto un singolo passo indietro sui suoi temi ‘forti’ anti immigrazione e multiculturalismo (servizio a pag. 11) anti SBS (da abolire), sulle politiche di genere, sui finanziamenti alle agenzie che operano a favore della popolazione indigena (che non ha bisogno di differenziazioni in quanto a servizi e opportunità), sugli aiuti a Paesi esteri (da abolire se le nazioni che ricevono gli aiuti sono nella sfera cinese), su servizi per l’infanzia e relazioni industriali ‘fuori controllo’, sulle aree agricole da proteggere dall’invasione dei pannelli solari, dal gas e carbone da difendere e il nucleare limitato a una sola centrale  - è arrivato dopo una rapida intensificazione della campagna ‘visibilità e sostanza’ di One Nation che, oltre a comprendere la raccolta fondi milionaria, ha previsto la diffusione di uno spot politico di un certo impatto che sottolinea una presunta mancanza di sicurezza dei cittadini dopo il massacro di Bondi e le difficoltà economiche di molte persone che “non possono permettersi più di un pasto al giorno”. Pronto quindi lo slogan: “Solo voi deciderete il prossimo governo”.

Governo in massima allerta, quindi, deciso a superare le polemiche che stanno accompagnando il budget e riconquistare, soprattutto, la classe lavoratrice che sta indubbiamente rivolgendo sempre maggiori attenzioni a One Nation. Quindi annunci e spiegazioni sulle due iniziative ‘sociali’ di ieri: “Ora che tutte le cliniche mediche che erano state annunciate nei programmi di governo sono aperte, quattro australiani su cinque vivranno entro venti minuti di auto da un centro Medicare di assistenza urgente con visite gratuite”, ha dichiarato Albanese. Che ha inoltre affermato che il suo governo sta “rendendo l’assistenza all’infanzia più accessibile, migliorando gli standard e sostenendo le persone che contribuiscono a formare la prossima generazione di australiani”.

Elezioni lontane quasi due anni, ma la popolarità di One Nation non permette alcun rilassamento o distrazione, anzi impone riflessi pronti e guardia alta, con un test preliminare di notevole portata che si avvicina a grandi passi nel Victoria, dove la popolarità della premier Jacinta Allan è in caduta libera e One Nation, fino a poco tempo fa, ritenuto semplicemente un’anomalia del Queensland, è salito al 25% di consensi. 

Chi in tutto questo festival dell’insoddisfazione e dell’imprevidibilità non sembra davvero avere alcuna capacità di entrarci, nonostante sia forse il più diretto interessato e la maggior ragione del ‘caos’, è la Coalizione. Angus Taylor boccheggia a livello federale, continuando a perdere seguito, invece di far riprendere quota a un partito sempre più invisibile. Non stanno facendo meglio i nazionali, anche con la leadership di Matt Canavan ‘oscurato’ dalla tempesta Hanson. E nel Victoria, nonostante l’impopolarità a livelli di Joan Kirner (la premier subentrata in corsa a John Cain e travolta dall’ondata Kennett del 1992) di Jacinta Allan, gli scandali a raffica del suo governo, le tentazioni saggiamente rientrate di golpe, la Coalizione guidata da Jess Wilson, tutto meno che convincente nella sua alternativa di governo, non può che augurarsi che, a novembre, sarà confermata la teoria che le elezioni non le vince mai l’opposizione, ma le perde il governo. One Nation, anche se ancora senza leader e senza organizzazione di squadra nello Stato in questione, ringrazia e comincia seriamente a pensare di poter fare anche meglio che nel South Australia dove lo scorso marzo ha conquistato 4 seggi con il 22,9% di voti primari.