SYDNEY – L’Australia dispone delle risorse, delle competenze e della credibilità normativa necessarie per costruire una propria capacità nell’intelligenza artificiale, ma rischia di lasciare ad aziende straniere gran parte del valore generato dal settore.
È il quadro delineato durante la seconda tornata di audizioni dell’inchiesta parlamentare federale sull’AI, dove operatori dei data centre ed esperti hanno invitato il governo a non concentrare la propria strategia esclusivamente sull’attività di attrarre di investimenti internazionali.
L’amministratore delegato di Vault Cloud, Rupert Taylor-Price, ha richiamato precedenti trasformazioni dell’economia australiana, dalle piattaforme di ridesharing al commercio online e ai social network, sostenendo che in molti casi i consumatori abbiano ottenuto vantaggi immediati mentre una parte crescente del valore economico si trasferiva all’estero.
Secondo gli esperti ascoltati, una reale capacità sovrana nell’AI richiede il controllo di almeno alcune componenti della filiera tecnologica e non soltanto la presenza fisica dei server.
Taylor-Price ha sottolineato che l’Australia parte da una posizione favorevole sotto il profilo della regolamentazione e della fiducia, elementi che potrebbero aiutarla ad attirare attività tecnologiche avanzate.
Il dibattito ha riguardato anche i cosiddetti modelli di frontiera, i sistemi più potenti e sofisticati. Secondo Taylor-Price e Dan Navfield, direttore della società Nexrupta, la maggior parte delle attività quotidiane non necessita necessariamente dei modelli più avanzati, che risultano invece particolarmente utili per problemi scientifici e di ricerca di estrema complessità.
Le imprese australiane devono però confrontarsi con ostacoli quali il trattamento fiscale degli operatori offshore e una preferenza consolidata per tecnologie straniere rispetto a quelle sviluppate nel Paese.
Anche la proliferazione dei data centre incontra opposizione locale. Il Victoria ha introdotto restrizioni alla costruzione di strutture nelle aree residenziali, mentre nel New South Wales alcuni progetti hanno incontrato la contrarietà delle comunità per la vicinanza a scuole e abitazioni.
Simon Lucey, direttore dell’Australian Institute for Machine Learning, ha collegato la sovranità tecnologica anche alla sicurezza.
Secondo Lucey, addestrare i sistemi in Australia consentirebbe al Paese di esercitare maggiore controllo sui processi e di acquisire una conoscenza più approfondita del funzionamento delle tecnologie utilizzate.
Il professore ha distinto inoltre tra semplici centri destinati a ospitare dati e strutture dedicate all’addestramento dell’AI. I primi potrebbero produrre soltanto un beneficio economico temporaneo, mentre investimenti mirati nelle capacità di addestramento avrebbero, a suo giudizio, un effetto moltiplicatore più duraturo sull’economia australiana.