Il morbo di Parkinson colpisce gli uomini da una volta e mezzo a due volte più frequentemente rispetto alle donne e, nei pazienti maschi, tende a progredire più rapidamente. Una possibile spiegazione riguarda il diverso funzionamento delle cellule di supporto del cervello nei due sessi. La malattia provoca in entrambi una risposta allo stress cellulare, con l’attivazione di proteine che aiutano quelle danneggiate a ripiegarsi correttamente. Accanto a questi meccanismi comuni, emergono però differenze significative. Negli astrociti, cellule che svolgono importanti funzioni di sostegno e regolazione, cambia l’attività dei geni coinvolti nel funzionamento dei mitocondri, responsabili della produzione di energia.  Negli oligodendrociti, invece, risultano differenti i meccanismi legati alla produzione e al mantenimento della mielina, il rivestimento protettivo delle fibre nervose. Queste differenze potrebbero contribuire a spiegare perché il Parkinson presenti caratteristiche diverse negli uomini e nelle donne, influenzando la vulnerabilità alla malattia, la comparsa dei sintomi e la loro progressione. Comprendere meglio questi meccanismi potrebbe favorire in futuro un approccio più personalizzato alla gestione del Parkinson, tenendo conto delle differenze biologiche tra i sessi e del diverso profilo di rischio di ciascun paziente.