NASHVILLE – Christa Pike ha ripreso conoscenza ed è in grado di parlare quasi una settimana dopo il tentativo fallito di esecuzione mediante iniezione letale nel Tennessee, un caso che apre nuovi interrogativi medici e giuridici sulla possibilità che lo Stato possa tentare nuovamente di applicare la pena di morte.

“Contro ogni previsione, Christa Pike è cosciente, parla e continua a ricevere cure mediche intensive”, ha dichiarato il suo avvocato, aggiungendo che la donna resta ammanettata e incatenata al letto nonostante i gravi danni riportati alle braccia.

Pike, 50 anni, era stata trasferita d’urgenza in ospedale dopo aver ricevuto due dosi di pentobarbital nella camera della morte della Riverbend Maximum Security Institution di Nashville.

Era stata condannata alla pena capitale nel 1996 per l’uccisione, avvenuta l’anno precedente, della diciannovenne Colleen Slemmer. Pike aveva 18 anni al momento del delitto.

Joel Zivot, professore di anestesiologia e chirurgia ad Atlanta e consulente del team legale della detenuta, ha affermato che il fatto che Pike sia ora in grado di respirare senza ventilatore e parlare rappresenta un segnale incoraggiante.

Ha tuttavia avvertito che potrebbero trascorrere settimane o mesi prima di comprendere l’entità del recupero e stabilire se le sue condizioni possano tornare compatibili con un eventuale nuovo procedimento di esecuzione.

“È ancora in terapia intensiva”, ha spiegato Zivot, precisando che non può essere considerata fuori pericolo.

I legali di Pike hanno definito il recupero senza precedenti dal punto di vista medico e si preparano a tornare in tribunale per ottenere maggiori informazioni su quanto accaduto durante l’iniezione letale.

La difesa chiederà un ordine che obblighi il Tennessee Department of Correction a conservare elementi come numeri di lotto dei farmaci, documentazione e registrazioni relative alla procedura.

La vicenda ha già avuto conseguenze amministrative: il responsabile del sistema carcerario del Tennessee ha annunciato la propria uscita dall’incarico dopo il fallimento dell’esecuzione.

Alcuni giuristi ritengono inoltre che un secondo tentativo possa essere contestato sulla base del divieto di pene crudeli e inusuali o del principio che impedisce di essere sottoposti due volte allo stesso procedimento.

La professoressa Deborah Denno della Fordham Law School ha sostenuto che Pike possa avanzare entrambe le argomentazioni, mentre Michael Russo della Seattle University ritiene improbabile che la Corte Suprema blocchi automaticamente una nuova esecuzione sulla base della formula della double jeopardy.

Pike è la prima donna che il Tennessee abbia tentato di giustiziare in oltre due secoli e, secondo quanto riportato, la prima persona negli Stati Uniti nota per essere sopravvissuta dopo la somministrazione dei farmaci destinati all’esecuzione.