OLBIA - La ricerca di avventura e la voglia di scoperta hanno accompagnato Renae Lana Schmalow fin da quando, poco più che ventenne, ha cominciato a esplorare il mondo.

“Mi sono innamorata dell’Europa”, dice, ricordando che a ogni viaggio sognava “di restare, di lasciare il mio lavoro, vendere tutto” e vivere nel Paese che stava visitando.

Poi, nell’estate del 2004, durante una passeggiata con delle amiche nel centro di Melbourne, si ferma ad ascoltare l’esibizione di due musicisti di strada, uno suonava la batteria e l’altro cantava accompagnandosi con la chitarra.

Renae e le sue amiche indugiano sulle loro note, poi una di loro, senza chiedere nulla, lascia d’impulso un biglietto con il numero di telefono di Renae nella custodia della chitarra appoggiata a terra.

Un piccolo gesto che, nato quasi da uno scherzo, cambia il corso della sua vita: da quell’episodio nasce una relazione importante con quello che è ora il suo compagno, Beniamino. Un rapporto profondo che ha attraversato non poche difficoltà rappresentate dai visti e dalla distanza.

Dopo il loro primo fortuito incontro non passa molto tempo prima che, per motivi di visto si debbano separare per sei mesi, dopo i quali Beniamino riesce a tornare a Melbourne per un altro anno. A quel punto, il musicista è al suo ultimo visto vacanza-lavoro e Renae decide di seguirlo in Sardegna per conoscere la sua famiglia.

“Non avevo mai sentito parlare della Sardegna prima di allora”, confessa ricordando che, dopo quella vacanza, rientra a Melbourne e decide, senza troppe esitazioni, di realizzare quel sogno giovanile di liberarsi di tutto e dare inizio a una nuova vita in Europa.

“In questi dodici anni abbiamo fatto la spola diverse volte tra Sardegna e Australia”, racconta, ma è ormai da quattro anni e mezzo che vivono ininterrottamente sull’isola.

Oggi, la coppia abita ad Olbia, anche se inizialmente si era stabilita in una zona collinare isolata, con una spettacolare vista sul mare e sull’isola di Tavolara. “Eravamo lontano da tutte le altre case, a circa 35 minuti a piedi dal piccolo paese di Murta Maria (a circa 11 chilometri da Olbia, ndr)”.

Per Renae era come essere in vacanza e, mentre il suo compagno lavorava a un progetto musicale da solista, lei assaporava la lentezza della nuova vita e rifletteva sul futuro. In quei mesi di vita solitaria, si è spesso chiesta cosa le avrebbe riservato questo nuovo capitolo della vita, mentre “una parte di me pensava che prima o poi saremmo tornati a vivere in Australia”.

Quando la coppia lascia la piccola casa sulla collina, Renae prende coscienza delle difficoltà linguistiche perché, non solo non parlava italiano, ma doveva confrontarsi anche con la lingua sarda, incomprensibile per chiunque non sia originario dell’isola.

Anziché abbandonarsi al senso di isolamento che le capitava di sentire, decide di vivere il momento e dedicarsi all’arte dell’ascolto, trasformando la difficoltà in un momento di crescita personale. 

Comunicare con gli altri diventa fondamentale e funge da spinta per studiare la lingua, “capire l’umorismo era per me importante. Amo ridere e volevo capire le battute”.

Ci sono state occasioni in cui Beniamino traduceva una barzelletta dall’italiano, “tutti si aspettavano che ridessi, ma non sempre funzionavano in inglese - ricorda -. Sono felice di poter dire che oggi capisco la maggior parte delle battute di spirito e adoro i film comici italiani”.

Come succede a chi si trasferisce all’estero, l’esperienza ha arricchito Renae, che ha esplorato nuove prospettive su molti aspetti della propria vita. Vivere vicino alla famiglia di Beniamino le ha fatto riscoprire l’importanza degli affetti e l’ha avvicinata alla sua famiglia di origine, donando nuovo valore ai piccoli gesti quotidiani.

“C’erano dinamiche familiari che non conoscevo: cenare tutti insieme a tavola, condividere ogni pasto, trascorrere molto tempo insieme. Forse, per molte persone sono cose semplici, ma per me erano completamente nuove”. Ricorda con molta gratitudine l’affetto che tutti hanno sempre dimostrato per lei, accogliendola e facendola sentire parte integrante della vita familiare e comunitaria.

Dopo aver trascorso circa otto degli ultimi dodici anni in Sardegna, Renea si sente integrata. “Sono tutti gentili, generosi e premurosi. Sono anche molto orgogliosi della loro isola e, giustamente, la proteggono visto che custodisce una storia antichissima, un patrimonio archeologico e tradizioni culturali straordinarie”.

Nonostante alcuni aspetti della sua vita a Melbourne continuino a mancarle, racconta di provare in Sardegna, “una serenità che non sento da nessun’altra parte e, che per certi aspetti mi ricorda molto casa”.

Nelle sue giornate si sono incastonate abitudini a cui ora farebbe fatica a rinunciare, piccoli aspetti intrecciati alla cultura che sono diventati parte di lei, come preparare il caffè con la moka, usare la tovaglia, cucinare pasti veri e propri e consumarli seduti a tavola, tutti insieme.

Contemporaneamente, ci sono anche aspettative e comportamenti di cui si è dovuta liberare, a causa dello “stile di vita più lento”. “Qui non c’è mai fretta di arrivare da qualche parte”, un grande cambiamento per lei che era abituata ad arrivare sempre in anticipo.

“Ho dovuto imparare a seguire il flusso delle cose e a non aspettarmi che, se qualcuno dice che si parte alle 10 del mattino, si parta davvero alle 10: potrebbero passare anche due ore”. 

Come in un puzzle, tutti i pezzi si sono sistemati uno dopo l’altro, durante la sua esperienza sarda. In un doppio filo che lega la sua vita tra Italia e Australia, Renae è riuscita a conservare il posto di lavoro che aveva quando viveva a Melbourne.

In seguito a un problema legato al visto durante la pandemia, Beniamino ha dovuto lasciare l’Australia nel giro di un mese. “In quanto cittadina australiana, anche io ho dovuto richiedere un’autorizzazione speciale per poter uscire dal Paese”, ricorda.

“Dato che tutto era successo all’improvviso, pensavo che avrei dovuto semplicemente aiutare la mia datrice di lavoro fino a quando non avesse trovato qualcuno in grado di sostituirmi”, ma il buon rapporto costruito con la sua responsabile, Joanne Royston, che gestisce un’agenzia immobiliare di Williamstown, le ha permesso di conservare la sua posizione e di continuare dall’Italia.

“Gliene sarò sempre profondamente grata”, afferma Renae che racconta come possa a volta essere complicato, nella quotidianità, lavorare con il fuso orario australiano.

“Si inizia molto tardi la sera e si finisce la mattina, a volte si perde gran parte della giornata”, ma Renae e Beniamino sono due creature notturne a cui non dispiace lavorare di notte.

Proprio in queste settimane, il musicista, il cui nome d’arte è ThBenj, ha pubblicato il suo ultimo pezzo Count to Ten, che ha scritto, arrangiato e seguito dall’inizio alla fine nella fase produttiva. “La musica è davvero una parte importante della nostra vita”.

A chi volesse trasferirsi in Italia, Renae consiglia di aprirsi alle persone come alle opportunità e di sapersi adattare. Da parte sua, una lezione importante che questa nuova vita le ha regalato, è che “le cose semplici possono regalare una felicità immensa”.