MELBOURNE - Un gruppo di donne e bambini australiani legati a combattenti dello Stato Islamico è atteso oggi in Australia, con la possibilità che alcuni loro vengano arrestati all’arrivo.
Secondo quanto riferito a ABC, almeno tre donne e cinque minori sono partiti da Damasco verso Doha, accompagnati da uno zio, prima di imbarcarsi su un volo per Melbourne. Un’altra donna e il figlio sarebbero invece diretti a Sydney.
Le donne hanno detto di essere sollevate all’idea di tornare in Australia dopo anni trascorsi in Siria. “Vogliamo solo che i nostri figli siano al sicuro. Per loro è stato come l’inferno”, ha detto una di loro. Molti bambini sono nati in Siria e non hanno mai visto l’Australia, descritta dalle madri come “un paradiso”.
Il gruppo fa parte delle famiglie australiane rimaste nei campi del nord-est siriano dopo il crollo del califfato dell’ISIS. Molte delle donne, spesso definite “ISIS brides”, avevano seguito in Siria i compagni legati allo Stato Islamico. Dopo la caduta dell’organizzazione, erano state trattenute in campi come al-Roj, noto per le condizioni dure e instabili.
Il governo federale ha confermato che quattro donne e nove minori avevano prenotato voli per l’Australia, quasi due settimane dopo aver lasciato il campo per raggiungere Damasco. Canberra sostiene di non aver fornito alcun aiuto per il rientro.
La commissaria capo dell’Australian Federal Police (AFP), Krissy Barrett, ha anticipato che alcune persone saranno arrestate e potrebbero trovarsi a dover rispondere di accuse gravi, comprese imputazioni legate al terrorismo e a crimini contro l’umanità. Le donne, interrogate in merito da ABC, non hanno commentato.
Il primo ministro Anthony Albanese ha usato toni duri, affermando che si tratta di persone che hanno compiuto “una scelta orribile” unendosi a un’organizzazione terroristica pericolosa e mettendo i propri figli in una situazione estrema. Ha ribadito che chi ha violato la legge dovrà affrontarne tutte le conseguenze.
Nel Victoria, la premier Jacinta Allan ha detto che la Victoria Police sta lavorando con l’AFP per garantire la sicurezza della comunità. Il commissario Mike Bush ha assicurato che il sistema è pronto a seguire il gruppo e a valutare eventuali rischi. Nel New South Wales, il ministra statale della Polizia Yasmin Catley ha confermato l’arrivo previsto di una donna e di un minore.
La vicenda resta divisiva. Gamel Kheir, della Lebanese Muslim Association, ha chiesto che la legge venga applicata senza pregiudizi e che i bambini non paghino per le scelte dei genitori. Dalla comunità yazida arrivano invece timori profondi: per chi ha subito la persecuzione dell’ISIS, il ritorno di queste famiglie tormenta ferite ancora aperte.