Quando Anna Zemani, 27 anni, ha lasciato Prato per trasferirsi in Australia, non avrebbe mai immaginato che il suo futuro professionale l’avrebbe portata sui cantieri anziché dietro una scrivania.
In Italia lavorava infatti nel settore amministrativo per un’azienda specializzata in impianti antifurto. Un impiego stabile e tradizionale, lontano dal mondo delle costruzioni. Come molti giovani arrivati in Australia, nei primi anni ha svolto diversi lavori per mantenersi e costruire la propria esperienza professionale. Tra questi anche un impiego presso la società che gestisce i monopattini elettrici condivisi presenti nelle principali città australiane.
Quando è arrivato il momento di scegliere un percorso di studi che potesse offrirle prospettive concrete di carriera e maggiori opportunità di ottenere un visto permanente, Anna ha deciso di guardare in una direzione che in Italia poche giovani donne prendono in considerazione: il settore delle costruzioni.
“Cercavo un percorso che mi permettesse di costruirmi un futuro professionale in Australia e allo stesso tempo di acquisire competenze realmente richieste dal mercato del lavoro”, racconta.
La scelta è ricaduta sul settore edile, uno degli ambiti che continua a registrare una forte domanda di personale qualificato e che rappresenta una delle principali porte d’accesso ai percorsi migratori permanenti.
Una decisione che ha suscitato più di una sorpresa tra parenti e amici rimasti in Italia. “La reazione di molte persone è stata di stupore. Non tanto qui in Australia, quanto in Italia. Esiste ancora l’idea che il lavoro nell’edilizia sia uno da uomini e che una donna debba orientarsi verso professioni considerate più tradizionali”.
Secondo Anna, è proprio questo uno degli aspetti che più differenziano la cultura lavorativa australiana da quella italiana.
In Australia il concetto di ‘lifelong learning’ è parte integrante della società. Cambiare carriera, tornare a studiare, acquisire nuove competenze anche dopo aver già iniziato un percorso professionale è considerato assolutamente normale. Non esiste la convinzione che una persona debba necessariamente svolgere per tutta la vita il lavoro scelto a vent’anni.
Attraverso il sistema VET (Vocational Education and Training), Anna ha iniziato la propria formazione nel settore delle costruzioni, scoprendo una realtà molto diversa da quella che si era immaginata. “Nella mia classe non c’erano soltanto uomini. C’erano diverse donne che avevano scelto percorsi simili al mio. Questo mi ha fatto capire che in Australia la presenza femminile nel settore è molto più normale di quanto pensassi”.
Una normalità che si riflette anche nei cantieri. “Qui è comune vedere donne che lavorano nel settore delle costruzioni. Non è qualcosa che attira particolarmente l’attenzione. Sei semplicemente una persona che sta imparando un mestiere”.
Dopo il primo periodo di studio è arrivata la fase più difficile: trovare la prima opportunità lavorativa in un settore completamente nuovo. “Non è stato semplicissimo ottenere il primo impiego. Come succede in qualsiasi professione, serve qualcuno disposto a darti fiducia quando hai poca esperienza”.
La svolta è arrivata grazie a un’azienda australiana specializzata nelle pitturazioni edilizie che ha deciso di investire sulla sua formazione. Oggi Anna lavora all’interno di un team giovane e multiculturale e guarda con entusiasmo alla propria crescita professionale. “Ho trovato uno staff molto dinamico e un datore di lavoro che crede nella formazione. Fin dall’inizio ho avuto la sensazione che fossi valutata per il mio impegno e per le mie capacità, non per il fatto di essere una donna”.
Contrariamente a quanto molti immaginano, il lavoro nei cantieri non si basa esclusivamente sulla forza fisica. “Uno dei luoghi comuni più diffusi in Italia è che una donna non possa svolgere questo tipo di lavoro perché troppo pesante. In realtà i cantieri moderni funzionano come una squadra. I compiti vengono distribuiti tra i membri del team e ciascuno contribuisce in base alle proprie competenze e capacità”.
Secondo Anna, ciò che conta davvero è la professionalità. “Non è una competizione di forza fisica. Quello che fa la differenza è essere affidabili, rispettare le procedure di sicurezza, lavorare bene con i colleghi e avere voglia di imparare”.
Anche la possibilità di crescita professionale l’ha colpita positivamente. “In Australia s’incontrano spesso capi cantiere e supervisori che hanno meno di trent’anni. Persone che hanno iniziato come apprendisti e che in pochi anni hanno costruito una carriera importante. Questo trasmette l’idea che il merito e le competenze vengano davvero riconosciuti”.
Oggi Anna si prepara a richiedere il visto post-studio e guarda con ottimismo al proprio futuro professionale in Australia. Ritiene inoltre che, con l’evoluzione degli accordi tra questo paese e l’Europa e la crescente domanda di lavoratori qualificati, le professioni tecniche avranno un ruolo sempre più importante nei percorsi migratori dei giovani europei.
La sua storia racconta una realtà ancora poco conosciuta da molti italiani: quella dei ‘trades’, professioni altamente specializzate che in Australia godono di grande rispetto sociale, ottime prospettive economiche e concrete opportunità di crescita. Forse la lezione più importante che emerge dal percorso di Anna è proprio questa: il lavoro manuale qualificato non rappresenta una scelta di ripiego, ma una carriera professionale a tutti gli effetti. “Se avessi ascoltato i pregiudizi probabilmente non avrei mai intrapreso questa strada. Oggi invece sono felice della mia scelta. Mi piace il lavoro che faccio, mi piace il team con cui lavoro e vedo delle prospettive concrete per il mio futuro”.
Una storia che dimostra come, a volte, siano proprio le esperienze all’estero a mettere in discussione convinzioni che in patria vengono date per scontate e come il talento, la professionalità e la determinazione non abbiano genere.