CANBERRA – L’inflazione torna ad accelerare e rimette al centro il nodo più delicato per il governo: contenere i prezzi senza compromettere crescita e conti pubblici.

A marzo l’indice dei prezzi al consumo è salito al 4,6% su base annua, in netto aumento rispetto al 3,7% di febbraio. A trainare il dato è stato soprattutto il rincaro dei carburanti, cresciuti di circa un terzo dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz legata al conflitto con l’Iran.

Il ministro del Tesoro Jim Chalmers ha parlato di numeri “impegnativi”, riconoscendo che l’impatto della guerra in Medio Oriente si sta riflettendo direttamente sul costo della vita. “Gli australiani stanno pagando un prezzo elevato per questo conflitto e le conseguenze dureranno ancora”, ha detto, indicando che il bilancio di maggio sarà costruito attorno alla priorità di riportare l’inflazione verso livelli più contenuti.

Le tensioni sui prezzi non si limitano all’energia. L’aumento dei costi del carburante si sta trasferendo ad altri comparti, come l’edilizia, contribuendo a mantenere alta la pressione sui prezzi complessivi. In questo contesto, i mercati danno sempre più probabile un terzo aumento consecutivo dei tassi da parte della Reserve Bank nella riunione della prossima settimana.

Accanto all’inflazione, il governo punta a intervenire anche sulle disuguaglianze tra generazioni, con particolare attenzione al mercato immobiliare e al sistema fiscale. Ma il terreno resta politicamente sensibile.

Il portavoce dell’opposizione al Tesoro Tim Wilson ha criticato l’ipotesi di modificare agevolazioni come il capital gains tax discount o il negative gearing, sostenendo che un aumento delle imposte non favorisce la crescita né crea opportunità economiche.

Sul fronte tecnico, emergono indicazioni su possibili margini di manovra. Secondo Luke Yeaman, economista della Commonwealth Bank ed ex funzionario del Dipartimento del Tesoro, una combinazione di tagli alla spesa e revisione delle agevolazioni fiscali potrebbe migliorare i conti pubblici di circa 30 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni.

Tra le misure già avviate figura la riforma del NDIS, che il governo stima possa generare risparmi consistenti. Tuttavia, resta incerta la capacità di tradurre queste stime in risultati concreti, soprattutto alla luce delle richieste degli Stati per maggiori finanziamenti.

Il bilancio di maggio si profila quindi come un passaggio complesso: ridurre l’inflazione, sostenere i redditi e rimettere ordine nei conti pubblici, tutto nello stesso tempo. Con lo scenario globale ancora instabile, ogni scelta avrà un costo.