TEHERAN - Prosegue il botta e risposta a distanza tra Washington e Teheran sul futuro delle tensioni nel Golfo Persico. In un’intervista ad Axios, il presidente statunitense Donald Trump aveva minimizzato le critiche definendo il negoziato “una partita a scacchi” e assicurando che “tutto si risolverà“.
Pronta la replica del portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghai, che ha rivendicato la posizione del suo Paese: “Sia nei negoziati ufficiali che dietro le quinte, gli iraniani hanno dimostrato di essere giocatori di scacchi professionisti”.
Baghai ha poi aggiunto una stoccata: “Non bisogna aspettarsi di sporcarsi le mani quando si combatte contro i maiali. Dopotutto, a volte fa parte della lotta che si è costretti a combattere”.
Nel corso della sua conferenza stampa settimanale a Teheran, il portavoce ha ribadito che non ci sono “negoziazioni dirette” in corso con Washington, ma soltanto “scambi di messaggi” tramite intermediari, precisando che il dialogo formale potrà riprendere solo quando gli Stati Uniti cesseranno le “violazioni” del memorandum d’intesa. Finché la situazione attuale persisterà, ha avvertito Baghai, “non saranno garantite le condizioni necessarie per la sicurezza del traffico marittimo internazionale”.
Il perno dell’attività diplomatica di Teheran resta concentrato sui negoziati con l’Oman per definire la rotta di transito attraverso lo Stretto di Hormuz. Citato dall’agenzia Tasnim, Baghai ha dichiarato che i colloqui stanno procedendo “senza intoppi e in modo costruttivo” e che è già stato raggiunto un’intesa sulla mappa delle rotte marittime.
Rimangono ancora da discutere “alcuni punti tecnici”, oltre alla definizione dei meccanismi per monitorare la navigazione sicura, proteggere l’ambiente, combattere la criminalità e regolare i costi dei servizi: “In generale, quando si forniscono servizi marittimi, si riceve inevitabilmente qualcosa in cambio”, ha sottolineato il portavoce, confermando che alle navi verranno addebitate delle tariffe.
Riguardo al recente accordo di difesa reciproca siglato tra Arabia Saudita, Pakistan e Turchia, Teheran ritiene di “non avere motivo di preoccuparsi”. Secondo Baghai, il patto dimostra un “cambiamento di percezione” nella regione verso Washington: “I Paesi della regione si sono resi conto che la sicurezza non è una merce che si acquista da falsi intermediari”, ha affermato riferendosi agli Stati Uniti.
Di contro, la linea di Washington punta sulla massima pressione finanziaria. In un’intervista a Fox News, l’inviato statunitense presso le Nazioni Unite, Mike Waltz, ha sostenuto che la strategia economica guidata dal Segretario al Tesoro Scott Bessent “sta devastando l’economia iraniana”.
Waltz ha dichiarato che “quando l’Iran si siede al tavolo con i nostri negoziatori, parla di soldi, soldi, soldi. Perché in questo modo assorbiranno i bombardamenti”. E aggiunge: “Lo dico scherzando, ma anche seriamente: gli iraniani hanno più paura del Segretario Bessent che del Segretario alla Difesa Hegseth in questo momento”.
Secondo l’inviato statunitense, i vertici di Teheran non si curerebbero delle forze armate o della popolazione, ma sarebbero allarmati dal fatto che “la loro valuta stia crollando” e che “l’inflazione sia al livello più alto degli ultimi 80 anni”. Waltz ha concluso assicurando che “chiedono continuamente di poter accedere al denaro contante, ai loro beni che abbiamo congelato, questa è la pressione. Questo, insieme al blocco, è ciò che alla fine costringerà gli iraniani a muoversi”.
Parallelamente, emergono indiscrezioni sulla linea d’uscita del presidente statunitense. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, a Trump basterebbe la riapertura dello Stretto di Hormuz per proclamare vittoria, e sarebbe pronto in privato a rinunciare alla firma di un formale accordo sul nucleare.
Citando funzionari statunitensi, il quotidiano economico rivela che la Casa Bianca ritiene di aver raggiunto i propri obiettivi militari in Iran e che l’attenzione di Trump sia ora focalizzata sulla stabilità dei prezzi della benzina negli Usa e sulla sicurezza del traffico petrolifero, mantenendo comunque l’allerta militare per rispondere a eventuali attacchi alle navi.
Secondo le fonti del Wall Street Journal, Trump reputa che l’Iran non sia in grado di ricostruire i propri siti nucleari (tre dei quali distrutti dagli attacchi Usa del giugno 2025) confidando sulla capacità dell’intelligence di intercettare eventuali tentativi e sulla forza deterrente di nuovi raid. Qualora il traffico navale nello Stretto riprendesse e la capacità di contenimento nucleare rimanesse garantita, il presidente Usa sarebbe orientato a estendere il cessate il fuoco a tempo indeterminato e a revocare il blocco navale contro l’Iran.