MADRID - Il ministro degli Affari Esteri spagnolo, José Manuel Albares, ha lanciato un duro appello ai suoi colleghi europei durante il Consiglio Affari Esteri (CAE) a Bruxelles. La richiesta è chiara: passare dalle parole ai fatti e votare “immediatamente” sulla sospensione delle agevolazioni commerciali previste dall’accordo di associazione con Israele, alla luce della situazione dei diritti umani in Palestina.
Sebbene la sospensione totale dell’accordo di associazione richieda l’unanimità (attualmente impossibile per il veto di Paesi come Germania e Italia), Albares ha spostato il focus sulla componente commerciale dell’intesa. Quest’ultima, infatti, necessita solo di una maggioranza qualificata.
“Abbiamo parlato fin troppo a lungo delle proposte della Commissione”, ha incalzato il ministro davanti ai media. “Chiedo che si proceda alla votazione e si smetta di dire vagamente che non c’è una maggioranza. Il modo migliore per accertarlo è mettere la decisione sul tavolo e vedere chi è d’accordo e chi no”. Secondo Albares, la coerenza dell’Unione Europea è in gioco: “La nostra politica estera si basa sulla credibilità, e questa presuppone il mantenimento dei valori in qualsiasi scenario”.
In attesa di un accordo sui dazi, Albares ha ricordato che diverse misure non richiederebbero nemmeno la sospensione formale dell’accordo, trattandosi di “mera conformità” ai pareri della Corte Internazionale di Giustizia.
Tra queste misure figurano il divieto di commercio con lo stop ai prodotti provenienti dai territori occupati in Cisgiordania, iniziativa già adottata dalla Spagna, e le sanzioni ai coloni israeliani responsabili di violenze. Per queste ultime è atteso oggi un accordo politico unanime, una svolta resa possibile dal cambio di governo in Ungheria, dove il nuovo premier Péter Magyar sembra intenzionato a rimuovere il diritto di veto precedentemente esercitato da Viktor Orbán. Sono infine previste misure contro la crescita illegale degli insediamenti per fermarne l’espansione.
Oltre al dossier israeliano, Albares ha espresso forte preoccupazione per la situazione nello Stretto di Hormuz, definendo l’attuale statu quo “insostenibile nel lungo periodo”. Il ministro ha ribadito l’urgenza di riaprire lo stretto alla navigazione sicura per permettere ai Paesi del Golfo di riprendere le normali operazioni commerciali, evitando che le conseguenze economiche globali (già pesanti) si aggravino ulteriormente. “È necessario che i negoziati avanzino verso un cessate il fuoco permanente, sia a Gaza che in Libano, e che cessino le violazioni della tregua”, ha concluso Albares, legando la stabilità del Medio Oriente alla sicurezza delle rotte marittime internazionali.
Nonostante il pressing spagnolo (sostenuto da Irlanda e Slovenia), l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas ha frenato gli entusiasmi, indicando che al momento non sembra esserci la maggioranza qualificata necessaria nel Consiglio per far passare la sospensione commerciale. Inoltre, la misura richiederebbe una proposta formale e concreta da parte della Commissione Europea, titolare della politica commerciale dell’Unione.