Dopo gli stadi gremiti e i grandi palcoscenici, Marco Mengoni sceglie di cambiare prospettiva. Non più la distanza inevitabile tra un artista e migliaia di spettatori, ma uno spazio raccolto, quasi domestico, dove la musica possa tornare a essere soprattutto incontro. È questa l’idea alla base di Allo Sbagliato, il nuovo progetto milanese che vedrà Mengoni protagonista di una particolare residency tra novembre e dicembre 2026.

Il concetto è semplice e, allo stesso tempo, radicale: creare un luogo nel quale il concerto perda almeno in parte la sua dimensione tradizionale e diventi un’esperienza più libera, imprevedibile e condivisa. Lo spazio potrà accogliere circa 500 persone e l’artista non sarà separato dal pubblico da un grande palco rialzato: sarà invece al centro dell’ambiente, circondato dagli spettatori. 

È un ritorno a una dimensione più intima dopo anni di produzioni sempre più imponenti. Mengoni ha spiegato che l’idea di questo progetto risale addirittura ai suoi trent’anni, ma che solo ora è riuscito a trasformarla in realtà. La sua intenzione è recuperare il rapporto diretto con il pubblico e, soprattutto, con i musicisti, liberando le esibizioni da una scaletta rigidamente prestabilita. 

Le serate saranno infatti caratterizzate dall’improvvisazione. Mengoni sarà accompagnato da una band di 12 elementi e salirà sul palco quattro sere alla settimana, ma non ci sarà necessariamente una successione di brani identica ogni volta. L’umore della serata, l’interazione con il pubblico e l’energia dei musicisti potranno modificare il corso dello spettacolo. Un approccio che lo stesso cantante ha ricondotto alla tradizione dei live degli anni ‘70, quando la tecnologia e la spettacolarizzazione non avevano ancora preso il sopravvento sull’esperienza musicale. 

Anche la scelta di lasciare fuori gli smartphone va nella stessa direzione. All’ingresso i telefoni saranno custoditi in apposite custodie chiuse, utilizzabili soltanto negli spazi predisposti. L’obiettivo è restituire centralità alla presenza fisica: guardare chi sta sul palco, ascoltare i suoni, percepire le reazioni degli altri spettatori. In altre parole, vivere il concerto senza trasformarlo automaticamente in un contenuto da fotografare, registrare e condividere.

La nuova avventura rappresenta così anche un momento significativo nel percorso di un artista che, in meno di vent’anni, ha attraversato alcune delle principali esperienze della musica italiana.

Nato a Ronciglione, in provincia di Viterbo, nel 1988, Mengoni si è imposto al grande pubblico nel 2009 vincendo la terza edizione italiana di X Factor. Quello stesso anno pubblicò il suo primo lavoro, Dove si vola. L’esperienza televisiva fu soltanto l’inizio di una carriera destinata rapidamente a superare i confini del talent show. 

Già nel 2010 arrivò un riconoscimento internazionale particolarmente significativo: Mengoni conquistò il premio come Best European Act agli MTV Europe Music Awards, diventando il primo artista italiano a ottenere quel riconoscimento. Lo avrebbe poi vinto nuovamente nel 2013 e nel 2015. 

Il vero salto nella dimensione dei grandi protagonisti della musica italiana arrivò nel 2013. Con L’essenziale Mengoni vinse il Festival di Sanremo e rappresentò l’Italia all’Eurovision Song Contest. Dieci anni più tardi la storia si sarebbe ripetuta: nel 2023 tornò all’Ariston con Due vite, conquistando nuovamente il primo posto. 

Proprio Due vite rappresenta bene una delle caratteristiche più riconoscibili della sua maturità artistica: la capacità di utilizzare il pop per affrontare temi profondamente personali. Il brano, scritto da Mengoni insieme a Davide Petrella e Davide Simonetta, parla infatti del rapporto con se stessi e delle esperienze che contribuiscono a costruire la propria identità. 

All’Eurovision del 2023 Mengoni scelse di portare proprio Due vite, tornando così sulla scena europea a dieci anni dalla prima partecipazione. L’artista spiegò di voler vivere quell’esperienza senza trasformarla esclusivamente in una gara, ma come occasione per incontrare musicisti provenienti da culture diverse e portare all’estero il proprio mondo musicale. 

La discografia di Mengoni racconta una ricerca continua. Dopo gli esordi sono arrivati, tra gli altri, Re matto, #PRONTOACORRERE, Parole in circolo, Le cose che non ho, Atlantico e il progetto Materia, articolato nei capitoli Terra, Pelle e Prisma. 

Un’altra curiosità riguarda proprio il suo modo di intendere la musica dal vivo e il rapporto con il pubblico. Già in occasione del Festival di Sanremo 2023 Mengoni aveva sperimentato una formula parallela e informale, il Lido Mengoni, pensato come luogo di incontri, conversazioni e improvvisazione. Un’idea che, a distanza di alcuni anni, sembra trovare una forma ancora più compiuta nel progetto milanese. 

E anche questo aiuta a comprendere il senso di Allo Sbagliato. Non sembra essere semplicemente un nuovo tipo di concerto, ma piuttosto una riflessione sul modo in cui oggi si ascolta la musica. Dopo gli enormi spazi degli stadi, Mengoni sceglie deliberatamente la dimensione ridotta. Dopo gli spettacoli costruiti nei minimi dettagli, lascia spazio all’imprevisto. Dopo la comunicazione incessante attraverso gli schermi, propone alcune ore nelle quali gli schermi restano fuori scena. Il ‘salotto musicale’ diventa così una sorta di laboratorio.