Antonino Meduri ha lasciato Taurianova, in provincia di Reggio Calabria, a 24 anni, con una laurea alla Bocconi di Milano e un biglietto di sola andata per Sydney. Non era un impulso: “Avevo sempre questo pallino di andare all’estero”, racconta.
Temeva che una volta entrato nel percorso di praticantato classico italiano sarebbe stato difficile andarci, perché “praticamente se va tutto bene… avrò due anni di anzianità di servizio. A quel punto un datore di lavoro non ti dice: vabbè, si metta pure in pausa, ci vediamo tra un anno”.
In Australia arriva con un working holiday visa, senza strategie particolari: lavora, osserva, capisce il posto. Quando decide di rimanere, inizia la salita. Deve convertire la laurea: “Ho dovuto dare 13 materie per convalidare la laurea” e poi affrontare la procedura per l’ammissione all’ordine. Studiando full time, ci vogliono due anni e mezzo.
Diventa avvocato nel 2018 e poco dopo ottiene la permanent residency in quanto tale “senza dovermi preoccupare di ottenere la sponsorizzazione da un datore di lavoro”.
Oggi guida AM Law & Partners, studio specializzato in diritto del lavoro, sicurezza sul lavoro e contenzioso commerciale. E quest’anno è stato finalista agli ICCIAUS Business Excellence Awards 2025, riconoscimento conferito a professionisti che si distinguono per impatto e leadership nella comunità imprenditoriale italiana in Australia. Circa il 40% dei suoi clienti sono filiali australiane di aziende italiane, ma la sua quotidianità è totalmente immersa nel contesto locale: “Molto spesso parlo soltanto con i manager in loc, per quello che riguarda me, mi sto rapportando con un’azienda australiana”. La scelta della specializzazione nasce mentre studia e lavora come ricercatore per barrister: “Una delle aree che ho trovato più interessantI, essendo appunto lavoro e sicurezza sul lavoro”. Poi arriva la Corte Suprema del New South Wales: processi per omicidio, corruzione, enormi cause commerciali. È lì che capisce cosa vuole davvero da questa professione: “Nelle mie materie puoi fare sia consulenza che contenzioso e spesso vedi l’inizio e la fine delle cause in un lasso di tempo ragionevole, a differenza di altre aree in cui le cause possono durare diversi anni”. Non un dettaglio da poco vedere gli effetti concreti del proprio lavoro.
Ottobre è stato il mese della sicurezza sul lavoro. In Australia, la sicurezza fisica (cantieri, impianti, industrie) non è una formalità “è ben più che formale”. Qui il mancato rispetto delle procedure non è una scocciatura burocratica: “Può portare a un procedimento penale anche a carico dei manager o degli amministratori dell’azienda”.
La sua espressione chiave è: build defensible systems. Alla domanda di cosa significhi risponde: “La legge impone di fare tutto ciò che è ragionevolmente possibile per eliminare o mitigare i rischi”. Un incidente può accadere comunque, ma i sistemi difendibili servono a una cosa semplice: dimostrare che l’azienda ha fatto davvero tutto il possibile. E non c’è scappatoia: “Non c’è un’eccezione che ti consenta di non fare tutto ciò che era ragionevolmente possibile fare”. SafeWork NSW decide dove svolgere ispezioni sulla base di una matrice di rischio: guarda il settore, il tipo d’azienda e i trascorsi: “Se io sono un’azienda ad alto rischio e ho varie infrazioni alle spalle, me li ritrovo davanti ogni anno”.
Ma il fronte nuovo è un altro: la sicurezza psicologica. Stress, burnout, esposizione emotiva: “La legge già contiene obbligazioni chiare. È la collettività che è ancora indietro”. La differenza sta nella percezione: “Il fatto che uno possa cadere da una gru è ovvio. Il tema della sicurezza psicologica è meno sentito”. Eppure accade ovunque: in un ospedale, in un ufficio, in qualsiasi ruolo.
Antonino Meduri non parla di sicurezza come burocrazia. Parla di responsabilità. Costruisce sistemi difendibili non per paura della normativa, ma per rispetto delle persone. Perché certe scelte nascono quando smetti di accontentarti dell’ovvio e decidi che la sicurezza fisica o psicologica, non è un costo, ma un valore.