ROMA - La questione dei cosiddetti “dublinanti” apre un nuovo scontro tra Roma e Berlino. Si tratta dei richiedenti asilo entrati in Europa dall’Italia e poi spostatisi in altri Paesi dell’Unione, soprattutto in Germania.
Il governo tedesco, applicando il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo entrato in vigore il 12 giugno, chiede di rimandarli in Italia, considerata responsabile in quanto Paese di primo ingresso. Roma però respinge la richiesta: secondo il Viminale, i casi precedenti al nuovo Patto sono ormai chiusi, mentre per quelli successivi al 12 giugno sarebbe ancora troppo presto per stabilire se i migranti siano già arrivati in Germania.
Il nodo nasce dalle regole di Dublino, che attribuiscono al primo Paese europeo di arrivo la responsabilità sulla domanda d’asilo. Il nuovo Patto ha modificato quelle norme, ma non il principio di fondo: se un migrante arriva prima in Italia e poi si sposta senza autorizzazione in Germania, Berlino può chiedere che venga riportato in Italia.
La nuova procedura rende però i trasferimenti più rapidi. Lo Stato responsabile viene indicato nel sistema europeo Eurodac, e se il richiedente asilo si trova in un altro Paese senza titolo, questo può notificare il caso allo Stato responsabile e avviare il trasferimento immediato.
È questa parte del Patto che Berlino vuole applicare con più decisione. La Germania sostiene che il funzionamento del sistema di Dublino sia essenziale per il nuovo quadro europeo sull’asilo, mentre l’Italia rivendica l’intesa bilaterale raggiunta con la controparte tedesca, che secondo Roma avrebbe chiuso i casi precedenti all’entrata in vigore del nuovo Patto.
Per i nuovi arrivi, il governo italiano chiede inoltre che si tenga conto anche dei migranti portati sulle coste italiane dalle navi delle Ong tedesche. La posizione di Roma è che non si possa parlare solo dei movimenti secondari verso il Nord Europa senza considerare anche gli sbarchi in Italia legati alle attività di quelle organizzazioni.
La tensione arriva in una fase politica delicata. In Germania il cancelliere Friedrich Merz è sotto pressione per la crescita dell’AfD, soprattutto in vista del voto del 6 settembre in Sassonia-Anhalt e di quello del 20 settembre a Berlino e nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore. In Italia, Giorgia Meloni deve gestire un dossier migratorio tornato al centro dello scontro europeo dopo la crisi di Ceuta e le tensioni con la Spagna sui controlli Schengen.
Il nuovo Patto prevede una solidarietà obbligatoria tra Stati membri in caso di crisi migratoria, ma con forme diverse: non solo ricollocamenti, anche contributi finanziari o altri tipi di sostegno. Allo stesso tempo, però, introduce una stretta sui movimenti secondari, richiesta da tempo da Germania e Paesi nordici, spesso destinazioni finali di chi arriva sulle coste dell’Europa meridionale.
Il rischio, ora, è che il confronto tra Italia e Germania diventi un nuovo caso europeo. Se le regole del Patto non vengono rispettate, la Commissione può avviare procedure d’infrazione, con possibili sanzioni economiche. Gli altri Stati membri possono inoltre sospendere la solidarietà obbligatoria verso il Paese che non applica le norme.