MILANO - La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio di una donna accusata di aver sottoposto l’ex marito, un manager cinquantenne, a ripetute violenze fisiche e psicologiche dal 2023 fino all’ottobre 2024. L’uomo sarebbe stato picchiato, umiliato e privato di condizioni di vita dignitose, fino a ridursi in uno stato di grave deperimento.
L’indagata, anche socia dell’imprenditore, deve rispondere di maltrattamenti, lesioni personali aggravate dalle sevizie e dalla crudeltà e circonvenzione d’incapace. Secondo gli investigatori, avrebbe inoltre trasferito circa 200mila euro dal patrimonio del marito al proprio conto corrente.
La richiesta di processo è stata presentata dalla pubblica ministero Barbara Bensi, e il 24 marzo 2027 il giudice per l’udienza preliminare Fabrizio Filice dovrà decidere se mandare la donna a giudizio.
Nella formulazione definitiva delle accuse la Procura ha escluso il reato di tortura, che era stato inizialmente preso in considerazione durante le indagini.
La vicenda è emersa il 9 ottobre 2024, quando il manager è riuscito a fuggire durante un soggiorno nel golfo di Saint-Tropez, in Francia.
L’uomo avrebbe percorso alcuni vicoli prima di trovare rifugio in un albergo, dove è svenuto. Trasportato in ospedale, è stato trovato in condizioni fisiche allarmanti: pesava appena 53 chili e indossava abiti sporchi e molto più grandi della sua taglia.
Due giorni dopo è stato trasferito al pronto soccorso di Legnano, nel Milanese, dove i medici hanno diagnosticato un grave deperimento organico.
Il referto descriveva condizioni igieniche precarie, bruciature di sigaretta sulla testa, sulle braccia e su altre parti del corpo, oltre a segni compatibili con ripetute violenze.
Ai sanitari il cinquantenne avrebbe indicato subito la responsabile: “È stata mia moglie”.
Da quella denuncia è partita un’indagine che ha ricostruito una lunga serie di presunti maltrattamenti, cominciati almeno nel febbraio 2023.
Secondo gli atti, tutto sarebbe degenerato dopo una prima lite avvenuta in un palazzo del centro di Milano. La donna avrebbe accusato il marito di frequentare prostitute e di avere un’ossessione per la pornografia, avanzando anche accuse legate a una presunta infezione da epatite B successivamente rivelatesi infondate.
Sostenendo di volerlo aiutare a “disintossicarsi”, avrebbe avviato un progressivo controllo sulla sua vita accompagnato da violenze e umiliazioni.
“Mi ha reso un fantasma”, ha dichiarato il manager nella querela, descrivendo le conseguenze fisiche e psicologiche di quel periodo.
Un ruolo importante nell’inchiesta è stato assunto dalle registrazioni delle telecamere di sorveglianza installate sull’imbarcazione utilizzata dalla coppia durante il soggiorno in Francia.
Gli investigatori hanno acquisito circa 30mila video, una parte dei quali documenterebbe gli episodi di violenza denunciati dall’uomo.
Le immagini si aggiungono ai referti medici e alle altre testimonianze raccolte dalla Procura per ricostruire quanto accaduto nei mesi precedenti alla fuga.
Nel fascicolo compare anche un procedimento avviato su iniziativa della donna contro l’ex marito, archiviato a giugno dal giudice per le indagini preliminari di Milano.
Nel provvedimento, il giudice aveva definito quella denuncia “una palese e tardiva manovra orchestrata per orientare le indagini”, presentata dopo che l’uomo era riuscito ad allontanarsi.
Resta inoltre da chiarire la vicenda dei 200mila euro che, secondo l’accusa, la donna avrebbe trasferito sul proprio conto approfittando delle condizioni di vulnerabilità del marito.
Il prossimo passaggio sarà l’udienza preliminare del 24 marzo, quando il giudice dovrà valutare la richiesta della Procura alla luce dei referti, delle testimonianze e dell’imponente materiale video raccolto durante le indagini.