PARIGI - La Francia si appresta a vivere una giornata di massiccia mobilitazione che rischia di paralizzare l’intero Paese. In occasione dello sciopero generale indetto per la difesa del potere d’acquisto, dell’aumento dei salari e delle pensioni, lavoratori del settore pubblico e privato, studenti, pensionati, rappresentanti del mondo agricolo e appartenenti al movimento dei gilet gialli sono pronti a scendere in piazza in una protesta corale contro le politiche d’austerità dell’esecutivo.
Stando alle stime dell’intelligence territoriale citate da BFM TV, le autorità attendono tra i 500mila e i 700mila manifestanti in tutto il Paese (di cui fra i 40mila e gli 80mila nella sola capitale), con ben 244 cortei promossi dalla CGT su tutto il territorio nazionale. Se queste cifre venissero confermate dalle affluenze nei seggi e nelle strade, la giornata si attesterebbe come una delle più imponenti dimostrazioni di forza sociali in territorio transalpino dal 28 marzo 2023, quando oltre 740mila persone sfilarono contro la riforma delle pensioni.
L’ondata di protesta, indetta congiuntamente dalle principali sigle sindacali nazionali (CFDT, CGT, FO, UNSA e FSU), rappresenta il primo blocco unitario dall’inizio dell’autunno ad aggregare sia il comparto pubblico sia le maestranze private. Al centro del contendere figurano la tutela del potere d’acquisto in un contesto segnato dai rincari dei carburanti e l’opposizione al nuovo progetto di bilancio improntato alla disciplina di spesa.
I rappresentanti dei lavoratori reclamano un incremento generalizzato delle buste paga, la tutela dei servizi essenziali, una maggiore equità fiscale e una rivalutazione straordinaria del salario minimo (SMIC), fermo nei suoi meccanismi d’adeguamento extra dal 2012. Alle istanze lavorative si saldano quelle del mondo accademico e studentesco, con i giovani in mobilitazione per richiedere maggiori risorse nell’istruzione e condizioni di studio adeguate.
“Vogliamo poter vivere dignitosamente del nostro lavoro”, ha scandito ai microfoni di BFM TV Marylise Léon, segretaria generale della CFDT, rivolgendo un appello congiunto sia alle istituzioni sia al mondo datoriale. Parallelamente, la segretaria generale della CGT, Sophie Binet, ha criticato l’approccio dell’esecutivo: “Non è con misure di sicurezza che si metterà fine alle manifestazioni, ma rispondendo alle rivendicazioni”.
Sul fronte governativo non si esclude un intervento in materia salariale. L’esecutivo ha fatto sapere che potrebbe essere varata una misura specifica sul salario minimo, con un possibile annuncio già nella giornata di venerdì. La marcia di manovra appare tuttavia condizionata dalla situazione delle finanze pubbliche della seconda economia dell’Eurozona, stretta tra un elevato debito e la pressione dei mercati, a fronte di un disagio sociale latente: secondo un barometro diffuso di recente, un francese su due dichiara di incontrare difficoltà a giungere a fine mese.
I primi effetti dell’agitazione si sono manifestati già nelle prime ore della mattinata. Ad Angoulême, nell’Ovest del Paese, la rete dei trasporti urbani è rimasta completamente bloccata a causa del presidio all’ingresso del deposito dei bus. Nella regione parigina dell’Île-de-France e sulla rete ferroviaria nazionale gestita da SNCF si registrano cancellazioni e ritardi sulle linee regionali, mentre l’alta velocità (TGV) risulta meno impattata.
I disagi si estendono all’intero perimetro dei servizi pubblici. Nel settore scolastico e universitario le adesioni coinvolgono sia gli istituti pubblici sia quelli privati, con il Ministero dell’Istruzione che stima un tasso di scioperanti del 17,54% nella scuola primaria. In diverse città gli studenti hanno promosso blocchi all’ingresso degli edifici, sfociati a Parigi nell’uso di gas lacrimogeni da parte della polizia nei pressi del liceo Hélène-Boucher. Nel comparto dei trasporti aerei e marittimi si registrano gli scioperi indetti dai controllori del traffico aereo e dai lavoratori portuali aderenti alla CGT. Infine, per quanto riguarda sanità e poste, le sigle CGT e FO hanno proclamato agitazioni negli ospedali pubblici parigini e nei presidi della società postale La Poste.
La mobilitazione si colloca in un clima di forte ripercussione politica e sociale dopo i gravi disordini registrati durante le proteste del 17 ottobre, sfociate in scontri, saccheggi e danneggiamenti. La portavoce del governo, Maud Bregeon, al termine del Consiglio dei Ministri ha ribadito lo stato di “estrema vigilanza” dell’esecutivo: “È fuori discussione che riviviamo ciò che abbiamo potuto vedere il 17 ottobre”.
Il Ministro dell’Interno, Laurent Nuñez, ha disposto la mobilitazione di 70mila tra poliziotti e gendarmi su tutto il territorio federale, promettendo “una risposta di estrema fermezza” dinanzi a eventuali varchi violenti. Nelle ultime settimane, benché la maggioranza dei cortei si sia svolta in modo pacifico, si sono verificati episodi di tensione conclusi con l’uso di idranti e gas lacrimogeni, fermi di massa e il ferimento di alcuni manifestanti. A Parigi è stata inoltre aperta un’inchiesta per tentato omicidio in seguito al lancio di bottiglie incendiarie contro gli agenti durante i presidi del fine settimana precedente.
A infiammare il dibattito è anche la decisione delle autorità di modificare i percorsi delle manifestazioni. A Parigi, la prefettura ha vietato l’itinerario originario proposto dai sindacati tra Place de la Bastille e Place de la Concorde, imponendo un tragitto alternativo tra Place de la République e Place de la Nation. Ricorsi e contestazioni analoghe hanno interessato Lione e Tolosa, dove le organizzazioni sindacali hanno espresso l’intenzione di manifestare nel centro cittadino nonostante i divieti confermati dai magistrati.
Le misure restrittive hanno suscitato la dura reazione della CGT e di sigle come il Syndicat de la magistrature, il Syndicat des avocats de France e la Ligue des droits de l’homme, che hanno adito il Consiglio di Stato denunciando una “svolta autoritaria”. Secondo Fabrice Fort (CGT), la combinazione tra le rivendicazioni economiche e la difesa delle libertà civili sta generando un “effetto cumulativo” capace di mobilitare ampi strati dell’opinione pubblica.
Il muro contro muro sociale rappresenta un passaggio critico per il presidente Emmanuel Macron, il cui mandato si avvia verso la fase finale a meno di sei mesi dalle elezioni presidenziali, mentre i sondaggi indicano le forze di opposizione di destra in forte avanzata. Criticando l’operato dell’Eliseo, la candidata ecologista Marine Tondelier ha affermato che il Capo dello Stato “finisce il suo mandato come ha governato, cioè da solo contro tutti”, evidenziando l’incapacità dell’esecutivo di arginare la convergenza tra mondo del lavoro e movimenti studenteschi.
La protesta francese si inserisce infine in un quadro di rivendicazioni di portata continentale. Manifestazioni studentesche sul tema del diritto allo studio si sono susseguite nelle ultime settimane in Germania, Italia, Danimarca e Grecia, mentre un coordinamento di sindacati e associazioni di sei Paesi europei (tra cui Italia, Spagna, Portogallo, Belgio, Grecia e Regno Unito) ha già preannunciato mobilitazioni congiunte contro il carovita per la fine del mese di novembre.