WASHINGTON - Nella sua prima apparizione pubblica davanti ai media all’indomani del verdetto elettorale delle midterm, Donald Trump ha affrontato i cronisti dal cantiere per la costruzione della nuova sala da ballo della Casa Bianca. Nonostante la conquista di Camera e Senato da parte del Partito Democratico, il presidente degli Stati Uniti ha difeso con fermezza l’operato della sua amministrazione, spaziando dalla politica estera alla gestione dell’ordine pubblico, fino ai futuri equilibri interni alla presidenza. 

Di fronte all’ipotesi che la nuova maggioranza democratica possa promuovere indagini parlamentari e avviare una procedura di impeachment, il capo della Casa Bianca ha respinto con decisione qualsiasi timore. “No, nemmeno un po’“, ha replicato ai giornalisti. “Impeachment per cosa? Per aver portato il Paese al successo?“. Trump ha poi alzato i toni, avvertendo le opposizioni: “Penso che distruggerebbe il Partito Democratico se procedessero con l’impeachment senza alcuna ragione. Il nostro Paese oggi ha più successo che mai”. 

Benché il controllo del Congresso fornisca all’opposizione ampi strumenti d’indagine e di controllo, la destituzione resta un’eventualità politica non automatica. In un breve colloquio telefonico con l’emittente CNBC, Trump si è comunque detto fiducioso per la seconda metà del suo mandato, mostrandosi convinto di poter collaborare con le nuove maggioranze parlamentari su “molte più questioni di quanto si pensi”, a condizione che le controparti non intendano “essere distruttive”. 

Il tema del conflitto con l’Iran si conferma il principale terreno di tensione all’interno della presidenza. Trump ha concordato in parte con l’analisi espressa dal suo vicepresidente JD Vance (che aveva attribuito alla guerra la causa primaria del crollo dei Repubblicani), pur difendendo senza esitazioni la necessità dell’intervento armato. 

“Quello che ha detto JD Vance è in gran parte vero perché la guerra ha fatto aumentare il prezzo della benzina”, ha ammesso il presidente. “Il prezzo della benzina è salito nel breve termine, e probabilmente quello è il motivo”. Ciononostante, il tycoon ha rivendicato la bontà delle proprie scelte geopolitiche: “Lo rifarei, non si può permettere all’Iran di avere un’arma nucleare. Ne è valsa la pena, non avevamo scelta. Abbiamo impedito all’Iran di avere un’arma nucleare. Non avrei fatto nulla di diverso”. 

Quanto alla durata delle operazioni militari nell’area, la posizione del presidente rimane perentoria. Alla domanda su quando si concluderà il conflitto, Trump ha risposto: “La guerra finisce quando voglio io”, spiegando di essere perfettamente a conoscenza delle riserve espresse dal suo vice: “So come si sente JD Vance a proposito della guerra. Lo sapevo quando l’ho iniziata”. 

Nel commentare le cause del risultato elettorale, il presidente ha rispedito al mittente le responsabilità personali, addossando la colpa all’incapacità dei singoli candidati conservatori di capitalizzare il consenso della base. “Con me sulla scheda avremmo vinto, ma non si può trasferire quell’amore”, ha dichiarato ai cronisti presenti. “C’era così tanto amore ai comizi, è stato incredibile. Ma non siamo riusciti a trasferirlo ai candidati”. 

In merito alle politiche interne, Trump ha rivendicato con forza i risultati ottenuti nel contrasto all’immigrazione irregolare, evidenziando il lavoro svolto nella capitale federale. “Abbiamo trasferito più di 5.000 persone fuori da Washington. Erano entrate attraverso le frontiere aperte, in modo feroce e violento. E abbiamo avuto molti problemi con i democratici perché volevano proteggere gli assassini”, ha sostenuto il presidente. 

Assicurando che negli ultimi 17 mesi non si sarebbe registrato alcun ingresso irregolare nel Paese, il Capo dello Stato ha descritto la capitale come una città trasformata dagli interventi dell’amministrazione: “Siamo molto soddisfatti di Washington. Tutti i ristoranti stavano chiudendo a causa della criminalità e adesso non si trova posto. Non si riesce a trovare un tavolo. La gente va a mangiare fuori, si diverte ed è al sicuro. È la capitale del nostro Paese. Dobbiamo renderla bella e dobbiamo renderla sicura”.  

Proiettandosi verso le elezioni presidenziali del 2028, Trump ha adoperato un tono distaccato nel momento in cui gli sono state chieste valutazioni sul futuro politico del suo vicepresidente, attualmente considerato tra le figure chiave per il post-Trump: “Forse non si candiderà nessuno. Non so chi si candiderà. Forse Vance non correrà, non lo so”. 

Infine, il presidente ha commentato l’annuncio dello speaker uscente della Camera, Mike Johnson, di non volersi ricandidare alla guida della minoranza repubblicana. Definendo Johnson un leader “fantastico” e precisando di non avergli chiesto di fare un passo indietro, Trump ha annunciato che la Casa Bianca resterà neutrale nella sfida interna per la successione tra Steve Scalise, attuale capogruppo di maggioranza, e Jim Jordan, presidente della Commissione Giustizia: “Ne resteremo fuori. Le persone che lavoravano sotto di lui erano fantastiche. Tutte brave persone. Mi pare che al momento ci siano due candidati, giusto?“.