SYDNEY – Il governo Minns ha deciso di intervenire direttamente sul futuro della miniera di Mount Pleasant, nella Hunter Valley, dopo che l’Alta Corte ha confermato l’annullamento dell’autorizzazione che avrebbe consentito di prolungarne l’attività per altri 22 anni.
Il premier Chris Minns ha annunciato una legge destinata a risolvere l’incertezza giuridica creata dalla sentenza del 7 ottobre 2026 e a garantire continuità occupazionale ai lavoratori prima di Natale.
Nell’ambito dell’accordo, MACH Energy ha accettato una Jobs Guarantee con il governo per mantenere l’attuale forza lavoro permanente fino al 2032.
La miniera potrà inoltre aumentare la produzione annua da 10,5 milioni a 16,5 milioni di tonnellate nello stesso periodo.
La società dovrebbe parallelamente proseguire il percorso giudiziario nel tentativo di ripristinare l’autorizzazione originaria, che avrebbe consentito di estendere l’attività fino al 2048.
Minns ha definito la decisione “difficile” e “unica”, precisando che il provvedimento non intende creare un precedente per l’espansione di altre miniere di carbone.
“Penso che questo sia l’unico modo per proteggere i posti di lavoro”, ha dichiarato.
Secondo il premier, circa 400 dipendenti di Mount Pleasant stavano correndo il rischio di perdere il proprio impiego a ridosso delle festività.
Il governo imporrà tuttavia nuove condizioni ambientali alla miniera, con l’obiettivo di ridurre le cosiddette emissioni Scope 3, cioè quelle indirette prodotte lungo la catena successiva all’estrazione, compresa la combustione del carbone esportato.
Tra le condizioni previste, il carbone potrà essere venduto soltanto a economie aderenti all’Accordo di Parigi, tra cui importanti partner commerciali come Cina e India.
La vicenda trae origine dal ricorso presentato da un gruppo di residenti della Hunter Valley contro il progetto di ampliamento.
La NSW Independent Planning Commission aveva approvato l’estensione della miniera, ma la Court of Appeal ha stabilito nel 2025, con una decisione di tre giudici contro due, che la commissione non aveva rispettato l’obbligo di imporre condizioni per limitare le emissioni prodotte a valle.
L’Alta Corte ha recentemente confermato all’unanimità l’esito, stabilendo che il processo autorizzativo avrebbe dovuto tenere conto anche degli effetti climatici locali.
La sentenza potrebbe avere conseguenze più ampie per i futuri progetti realtivi ai combustibili fossili, imponendo alle autorità di prendere in considerazione anche emissioni generate lontano dal sito di estrazione.
Il leader dell’opposizione Angus Taylor aveva definito la decisione una minaccia alla reputazione dell’Australia come esportatore affidabile di energia e ha chiesto ai governi Albanese e Minns di modificare la normativa.
Pauline Hanson ha invece accusato sia il Partito laburista che la Coalizione di aver sacrificato le comunità regionali e i posti di lavoro operai alle politiche climatiche.
Anche Minerals Council of Australia e Coal Australia hanno criticato la sentenza, sostenendo che l’incertezza normativa rischia di scoraggiare investimenti e compromettere occupazione e produttività.