MANILA – L’Australia ha espresso direttamente alla Cina le proprie preoccupazioni per il test di un missile lanciato da un sommergibile nel Pacifico meridionale, sottolineando che la contrarietà è condivisa da numerosi governi della regione.

Il ministro degli Esteri Penny Wong ha affrontato la questione ieri sera durante un incontro con il collega cinese Wang Yi, organizzato a margine dei colloqui dell’ASEAN a Manila.

Nelle dichiarazioni iniziali, Wong ha richiamato la necessità di mantenere pace e stabilità nell’Indo-Pacifico, chiedendo condotte militari sicure e professionali, maggiore trasparenza e indicazioni chiare sulle intenzioni strategiche di Pechino.

Wong ha ricordato le “forti preoccupazioni” manifestate dai Paesi insulari del Pacifico dopo il lancio compiuto all’inizio di luglio. Il missile, ritenuto capace di trasportare una testata nucleare, sarebbe caduto nelle vicinanze di Tuvalu.

L’Australia avrebbe ricevuto dalla Cina soltanto poche ore di preavviso. Il test era avvenuto poco dopo la firma, da parte del primo ministro Anthony Albanese, di una nuova alleanza nel settore della difesa con le Fiji, circostanza che ha accentuato la diffidenza tra i governi regionali.

Albanese aveva definito l’operazione un “atto provocatorio”. Anche Nuova Zelanda, Tuvalu e Fiji hanno condannato l’accaduto, chiedendo spiegazioni e maggiori garanzie sulla sicurezza delle acque e degli spazi aerei del Pacifico.

All’inizio di luglio, il primo ministro delle Isole Salomone Matthew Wale, accanto al capo del governo australiano durante una visita a Honiara, aveva affermato che il test “non è l’atto di un amico”.

Wong ha ribadito la linea seguita da Canberra nei rapporti con Pechino: cooperare quando possibile e dissentire quando necessario, senza interrompere il dialogo. Il ministro ha sostenuto che il confronto resta nell’interesse nazionale australiano, soprattutto davanti a episodi capaci di alimentare instabilità in una regione già attraversata da una crescente competizione strategica.

Il governo federale aveva annunciato anche una presa di posizione comune del Pacific Islands Forum. La pubblicazione del testo è stata però rinviata a causa delle divergenze tra i membri sulla formulazione da adottare.

La questione dovrebbe tornare all’esame del gruppo durante la riunione dei ministri degli Esteri prevista ad agosto. Il confronto metterà alla prova la capacità dei Paesi del Pacifico di presentare una linea condivisa nei confronti della Cina e di difendere il principio secondo cui qualsiasi attività militare nella regione deve essere accompagnata da informazioni tempestive e verificabili.