WASHINGTON – Donald Trump ha avvertito che gli Stati Uniti potrebbero colpire “molto presto” e con grande intensità il complesso sotterraneo iraniano di Kuh-e Kolang Gaz La, noto come Pickaxe Mountain, situato nei pressi dell’impianto di arricchimento dell’uranio di Natanz.

Parlando ieri (ora locale) alla Casa Bianca, il presidente ha affermato che la campagna militare contro l’Iran non è conclusa e che le forze americane non intendono lasciare la regione. Secondo i servizi occidentali, sotto la montagna sarebbe in costruzione una struttura di arricchimento non dichiarata, protetta da una profondità tale da renderla uno degli obiettivi più difficili dell’intero programma nucleare iraniano.

Trump ha ammesso che normalmente non anticiperebbe un obiettivo militare, ma ha sostenuto che Teheran non avrebbe comunque strumenti per impedirne la distruzione. Il presidente ha inoltre stimato che, anche in caso di cessazione immediata delle operazioni, all’Iran servirebbero tra i venti e i venticinque anni per ricostruire le infrastrutture danneggiate.

Le dichiarazioni vengono fatte mentre la Repubblica islamica intensifica gli attacchi contro Paesi alleati di Washington. Bahrain, Kuwait e Giordania hanno riferito di avere intercettato droni e missili iraniani, mentre le sirene sono risuonate più volte nel regno del Golfo.

Il Kuwait ha denunciato esplosioni ai danni di centrali elettriche e impianti di desalinizzazione, con conseguenti restrizioni nei consumi energetici. Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno invece confermato un’operazione in Giordania contro un complesso che, secondo Teheran, ospiterebbe forze statunitensi nella regione di Rukban.

L’esercito iraniano ha rivendicato anche attacchi contro installazioni americane in Kuwait e Bahrain, comprese difese aeree, radar ed edifici amministrativi. Le Guardie rivoluzionarie hanno promesso ulteriori ondate di droni e missili.

La crisi si estende nel frattempo alle principali rotte petrolifere. Gli Houthi dello Yemen, sostenuti dall’Iran, hanno annunciato l’intenzione di imporre un blocco ai porti sauditi. Trump ha assicurato che Washington interverrà se il gruppo tenterà di mettere in atto la minaccia.

Riad ha condannato le parole di quella che definisce una milizia terroristica e ha ribadito il proprio sostegno al governo yemenita riconosciuto a livello internazionale. Non è ancora chiaro come gli Houthi possano chiudere i porti, ma due petroliere battenti bandiera di Singapore e Liberia avrebbero invertito la rotta nel Mar Rosso dopo avere caricato greggio a Yanbu.

Un blocco metterebbe in pericolo la capacità saudita di aggirare lo Stretto di Hormuz, dove Teheran ha già limitato il traffico. Le Guardie rivoluzionarie hanno riferito che due petroliere sono state colpite da esplosioni e immobilizzate dalle fiamme. L’agenzia britannica UK Maritime Trade Operations ha segnalato separatamente che un proiettile non identificato ha centrato una nave al largo dell’Oman.

Gli Stati Uniti hanno avviato lunedì una nuova serie di bombardamenti contro l’Iran, sostenendo di voler ridurre le capacità utilizzate per attaccare il trasporto commerciale. Le vittime americane sono salite a 17, mentre quasi cento militari sono rimasti feriti dalla ripresa della guerra il 7 luglio.

Alla Casa Bianca, Trump ha anche ricevuto il presidente libanese Joseph Aoun, giunto a Washington per chiedere assistenza alle forze armate del Libano e sostegno al disarmo di Hezbollah.

L’esercito libanese ha iniziato a dispiegarsi nel sud nell’ambito di un’intesa appoggiata dagli Stati Uniti, con l’obiettivo di estendere l’autorità di Beirut e favorire il ritiro israeliano. Il processo resta però fragile: militari israeliani hanno sparato nei pressi di reparti libanesi entrati in una zona controversa. Israele ha parlato di colpi di avvertimento, mentre Trump ha dichiarato che Washington valuterà la possibilità di esercitare ulteriori iniziative per ottenere il ritiro.