MANILA – Penny Wong ha chiesto al governo del Laos di fornire risposte adeguate sulla morte di due diciannovenni australiane, avvenuta dopo un sospetto avvelenamento collettivo da metanolo nel novembre 2024.

Wong ha incontrato il collega laotiano Thongsavanh Phomvihane durante una conferenza nelle Filippine, esprimendo la contrarietà di Canberra per la mancata formulazione di accuse ritenute proporzionate alla gravità dei fatti.

Holly Morton-Bowles e Bianca Jones si trovavano in vacanza a Vang Vieng quando avrebbero consumato bevande contaminate al Nana Backpackers Hostel. Entrambe furono trasferite in Thailandia per ricevere cure mediche, ma morirono poco dopo.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, la sostanza tossica era presente nel loro sangue. Le autorità avrebbero inoltre analizzato la “Tiger Vodka” consumata dalle giovani, rilevando livelli di metanolo superiori ai limiti consentiti.

Wong ha dichiarato che le famiglie di Holly e Bianca meritano giustizia e che l’Australia pretende un’inchiesta capace di riflettere pienamente la portata della tragedia. Ha inoltre chiesto che tutti i responsabili vengano chiamati a rispondere delle proprie azioni.

L’incontro è seguito alla missione compiuta la scorsa settimana dall’inviato speciale australiano Pablo Kang, recatosi nel Laos per affrontare direttamente la questione con le autorità locali.

In precedenza, i funzionari laotiani avevano sostenuto di non disporre di prove sufficienti per procedere con accuse formali. Per questa ragione, non erano state eseguite autopsie sui corpi delle due australiane, una decisione che ha alimentato ulteriori interrogativi sulla gestione dell’indagine.

Nello stesso periodo morirono nel Laos anche le cittadine danesi Anne-Sofie Orkild Coyman e Freja Vennervald Sorensen, la britannica Simone White e l’americano James Louis Hutson.

I mezzi d’informazione laotiani hanno riferito che il proprietario della distilleria produttrice della Tiger Vodka sarebbe stato incriminato. Le accuse, tuttavia, non sarebbero state collegate direttamente ai decessi.

Restano inoltre versioni divergenti sulla pena massima prevista. Funzionari australiani e danesi hanno indicato condanne comprese tra uno e quattro anni di carcere.

La mancanza di trasparenza continua a complicare la ricostruzione dei fatti. Ai giornalisti stranieri non è stato consentito partecipare alle conferenze stampa organizzate dalle autorità laotiane sul caso.

Canberra insiste ora affinché il procedimento individui non soltanto eventuali violazioni nella produzione e distribuzione degli alcolici, ma anche le responsabilità dirette per una serie di morti che ha coinvolto cittadini di più Paesi.