LOS ANGELES (STATI UNITI) - Nessun passo indietro. Vincenzo Montella non ha alcuna intenzione di lasciare la guida della Turchia nonostante la pioggia di critiche ricevute per la sorprendente eliminazione ai Mondiali già dopo due gare.
L’Aeroplanino è stato confermato ufficialmente dal presidente federale e da parte sua non ci sono dubbi. “Ho portato la Turchia a qualificarsi sia per gli Europei che per i Mondiali - ha ricordato alla vigilia della gara con gli Usa Montella, ct dal 2023 - Il sostegno del presidente e dei giocatori per me è sufficiente. Sono un professionista, in tutti questi anni ho messo il cuore in questo lavoro. Se mi chiedete se mi dimetto, la risposta è no. Ho ancora energia, ho ancora entusiasmo. Dopo queste esperienze mi sento più forte. Chi vuole le mie dimissioni deve accettare che non accadrà. Continuerò finché il presidente e i giocatori non diranno il contrario”.
Per il tecnico italiano non è tutto da buttare, anzi. “Non è stato facile all’inizio. Il primo obiettivo era andare all’Europeo e ci siamo riusciti, abbiamo sostenuto i giovani, i giocatori hanno iniziato a mostrare il loro valore. Siamo riusciti a salire anche nella Lega A di Nations League. Volevamo qualificarci ai Mondiali e siamo riusciti a fare anche questo. Il passo successivo sarà mantenere questo livello, e non sarà facile”.
Ricordando ancora i risultati della sua gestione, come la vittoria sulla Croazia o il successo in Germania dopo 72 anni, Montella prende anche le difese dei suoi ragazzi: “I giocatori qui sono il futuro e non accetto attacchi personali. Siamo come una famiglia, io sono come un fratello maggiore per loro. Alcuni giocatori hanno sofferto molto dopo le sconfitte”.
E tornando alle prime due gare del Mondiale perse con Australia e Paraguay, il tecnico insiste sul fatto che “abbiamo fatto 62 tiri, 590 azioni dentro l’area, siamo secondi nel torneo nel possesso medio e nei passaggi verticali dopo la Spagna. Siamo terzi per occasioni e calci d’angolo. Il calcio è però segnare gol: ci siamo andati vicini ma non ci siamo riusciti. Se avessimo segnato, oggi parleremmo di altro. Non si può però buttare via tutto il lavoro fatto. Io non mi arrendo e sono fortunato perchè il presidente sostiene il progetto per far crescere i giocatori. Dobbiamo restare uniti, solo così possiamo contribuire alla storia del calcio turco”. Alla vigilia della gara con gli Usa ha parlato anche Kenan Yildiz:
“Siamo dispiaciuti, ma vogliamo chiudere il torneo a testa alta. Le statistiche non vincono le partite, i gol sì. Speriamo di segnare contro gli Stati Uniti. Daremo il massimo per onorare la maglia”.
Intanto è andato a vuoto il ricorso presentato dalla Federazione turca per chiedere di rigiocare la gara col Paraguay. Tutto è nato da un episodio avvenuto al 45’, quando Matias Galarza ha raccolto da terra l’orologio che era caduto all’arbitro, mettendoselo al polso. Immagini diventate virali sui social con Galarza - già ammonito - che avrebbe potuto ricevere un secondo giallo. Per la Fifa, però, non si è trattato di un episodio tale comprometterre la gestione della partita.