WASHINGTON - Nello Stato di New York si è registrata la prima morte legata al morbillo degli ultimi trent’anni. La vittima è un bambino residente nella contea di Lewis, nel nord dello Stato, deceduto a causa delle gravi complicazioni derivanti dall’infezione, secondo quanto confermato congiuntamente dal dipartimento della Salute statale e dalle autorità sanitarie locali.

Si tratta del quarto decesso riconducibile alla malattia registrato negli Stati Uniti dall’inizio dell’anno. 

“Sono profondamente addolorata nell’apprendere che un bambino nella contea di Lewis è morto dopo aver contratto il morbillo – ha dichiarato in un comunicato la governatrice democratica dello Stato di New York, Kathy Hochul –. Come madre e nonna, non riesco a immaginare cosa stia passando questa famiglia”. 

Nel commentare la tragedia, la governatrice Hochul ha espresso una presa di posizione polemica, collegando il decesso all’indirizzo intrapreso dal governo federale in materia di sanità pubblica. Il dramma, ha sostenuto la governatrice, rappresenta “un monito devastante su ciò che è in gioco quando le politiche federali di Washington erodono deliberatamente decenni di progressi nella protezione degli americani da malattie prevenibili”. 

Gli Stati Uniti stanno affrontando la peggiore epidemia di morbillo degli ultimi 35 anni. Secondo i dati forniti dai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc), al 29 ottobre 2026 si contavano 4.834 casi segnalati in 47 Stati.

A fronte dei focolai sviluppatisi a New York e nei territori limitrofi, già nel mese di ottobre Hochul aveva proclamato lo stato di emergenza. L’impennata di contagi segna un netto peggioramento rispetto al 2025, anno in cui si erano registrati 2.289 casi e 3 morti. 

Il morbillo era stato ufficialmente sradicato dagli Stati Uniti nel 2000 grazie all’efficacia delle campagne vaccinali di massa. Negli ultimi anni, tuttavia, il virus è tornato a circolare a causa del crescente scetticismo verso i vaccini e della diffidenza nei confronti dei protocolli sanitari.

Le autorità sanitarie statunitensi hanno ribadito che il morbillo può “causare gravi complicazioni fino al decesso”, ricordando che “la vaccinazione rappresenta la migliore protezione”. 

Secondo le rilevazioni dei Cdc, il tasso di copertura con il vaccino trivalente contro morbillo, parotite e rosolia tra i bambini dell’ultimo anno della scuola dell’infanzia è progressivamente sceso dal 95,2% dell’anno scolastico 2019-2020 al 92,4% del 2025-2026. Questo calo espone attualmente all’infezione circa 280mila bambini sul suolo statunitense.

La patologia, caratterizzata da febbre, sintomi respiratori ed eruzioni cutanee dolorose, può evolvere nei casi più gravi in polmonite o infiammazione cerebrale, continuando a causare decine di migliaia di vittime all’anno su scala globale. 

In Europa il contesto epidemiologico appare eterogeneo. Dopo la ripresa dei contagi seguita alla pandemia e il picco di 35mila casi registrato nel 2024 (spinto da un forte focolaio in Romania), le infezioni hanno mostrato un trend complessivo in discesa, pur con andamenti difformi tra le singole nazioni. I dati dell’Ecdc indicano che nell’ultimo anno (tra settembre 2025 e ottobre 2026) nel Vecchio Continente sono stati rilevati 2.325 casi di morbillo senza alcun decesso. 

In questo panorama, l’Italia risulta il Paese europeo con il maggior numero di contagi: 651 casi complessivi nell’ultimo anno, di cui 588 segnalati tra gennaio e settembre 2026. Un’analisi epidemiologica contenuta in una recente circolare del ministero della Salute evidenzia un incremento delle diagnosi nei primi mesi del 2026, concentrato in specifiche fasce d’età adulte e in alcune aree geografiche, in particolare Campania, Calabria, Lazio e Toscana. 

Anche nel contesto italiano la copertura vaccinale si conferma la variabile determinante: il 93,3% delle persone che hanno contratto il virus non era vaccinato. I dati del 2024 mostrano tassi lontani dal target del 95% fissato per la seconda dose, con rilevanti sperequazioni regionali che variano dal minimo del 67,88% in Sicilia al massimo del 94,3% in Umbria.

Nessuna Regione ha raggiunto l’obiettivo prefissato, spingendo il ministero a sollecitare campagne mirate verso giovani adulti, soggetti a rischio e quanti devono ancora completare il richiamo con la seconda dose.