WASHINGTON - Martedì 3 novembre, gli Stati Uniti sono chiamati alle urne per le elezioni di metà mandato (midterm), un appuntamento decisivo che determinerà il controllo del Congresso e influenzerà in modo profondo gli ultimi due anni del secondo mandato del presidente Donald Trump.
In palio vi sono tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti, 35 dei 100 seggi del Senato e le cariche di governatore in 36 Stati.
I repubblicani detengono attualmente la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento federale, ma l’opposizione democratica punta a un ribaltamento complessivo degli assetti di potere a Washington. Per conquistare il controllo delle assemblee, ai Democratici serve un guadagno netto di almeno tre seggi alla Camera e di quattro al Senato.
L’importanza della consultazione è testimoniata dall’affluenza record registrata nella fase di voto anticipato: sono stati quasi 58 milioni gli elettori che hanno già espresso la propria preferenza prima dell’apertura dei seggi, segnando un primato storico per le elezioni di metà mandato.
Tradizionalmente, il partito che occupa la Casa Bianca tende a perdere terreno al Congresso durante le consultazioni di midterm, considerate un vero e proprio referendum sull’operato del presidente in carica.
I Democratici affrontano l’appuntamento elettorale alimentando la speranza di “un’onda blu” o persino di uno “tsunami”, sostenuti da sondaggi che prevedono una loro affermazione alla Camera dei Rappresentanti.
Secondo le ultime rilevazioni condotte dal Siena College per il New York Times, i candidati democratici risultano favoriti anche per la conquista del Senato dal Maine all’Alaska, passando per Texas, Ohio e Kansas, uno scenario che fino a un anno fa sarebbe apparso inimmaginabile.
A pesare sull’elettorato è il calo di popolarità di Donald Trump, condizionato dalle tensioni internazionali scaturite dal conflitto con l’Iran e dall’impossibilità di frenare l’aumento del costo della vita. L’amministrazione resta inoltre bersaglio dei durissimi attacchi dell’opposizione, che denuncia presunti arricchimenti personali del presidente a seguito del suo ritorno alla Casa Bianca nel gennaio 2025.
Consapevole dei rischi, Donald Trump è intervenuto in un’intervista telefonica a Fox News, avvertendo che una vittoria democratica potrebbe vanificare i risultati raggiunti dalla sua amministrazione, inclusi i tagli fiscali su mance, straordinari e benefici della previdenza sociale (Social Security).
“Tante cose che abbiamo realizzato rischiano di essere cancellate”, ha ammonito il presidente, lanciando un appello diretto alla sua base per massimizzare l’affluenza: “Ogni volta che il mio nome è sulla scheda, vinco; otteniamo il 50% dei voti in più rispetto a quando non ci sono. Perciò, chiedo a tutti di fare finta che io sia sulla scheda”.
Dall’altro lato, pur forti di sondaggi favorevoli, i Democratici mantengono un approccio cauto, ricordando come nelle tornate precedenti i rilievi demoscopici abbiano talvolta sottostimato la reale capacità di mobilitazione dell’elettorato di Trump.
La battaglia per il controllo del Senato si gioca in una serie di sfide particolarmente combattute in tutta la Nazione. In questo scenario, i Democratici beneficiano del malcontento per l’inflazione e i prezzi dei carburanti. I Repubblicani, invece, contano su una maggiore disponibilità di risorse economiche e sulla tenuta dei collegi tradizionali.
In North Carolina, il democratico Roy Cooper è dato per favorito nel confronto con il repubblicano Michael Whatley. Quest’ultimo appare penalizzato dalla minore notorietà e dall’uscita di scena del senatore uscente Thom Tillis. Invece in Ohio, l’ex senatore democratico Sherrod Brown sfida Jon Husted, mantenendo nei sondaggi un margine di vantaggio stimato in circa due punti.
Anche la competizione in Alaska si preannuncia risicata. La democratica Mary Peltola sfida il senatore repubblicano uscente Dan Sullivan, contestato per l’aumento dei costi sanitari ed energetici. Peltola conserva un lieve margine di un punto e mezzo, all’interno di una campagna segnata da forti polemiche politiche.
Nel Maine, il democratico Troy Jackson registra invece un vantaggio di quasi sei punti su Susan Collins. La senatrice uscente è una figura esperta, nota per la propria autonomia strategica rispetto a Donald Trump.
Una gara particolarmente serrata riguarda il Texas, dove il democratico James Talarico tenta uno storico ribaltamento contro Ken Paxton. Quest’ultimo deve fare i conti con evidenti spaccature interne al fronte repubblicano.
In Michigan, il democratico Abdul El-Sayed precede Mike Rogers di tre punti e mezzo. Il contesto resta tuttavia complesso a causa delle divisioni interne al partito e dell’endorsement repubblicano incassato dalla deputata Haley Stevens.
Nel Midwest, il disagio del settore agricolo per i dazi, i carburanti e le difficoltà sui mercati apre importanti margini di manovra in Iowa. Qui il democratico Josh Turek sfida la repubblicana Ashley Hinson in una partita apertissima. In Kansas, il democratico Adam Hamilton contende il seggio a Roger Marshall, contestato sulla gestione dei debiti sanitari. Nei rilevamenti, Hamilton accredita un vantaggio di circa due punti.
Infine, l’attenzione resta alta in South Carolina e Minnesota. Nel primo Stato, la prematura scomparsa del senatore Lindsey Graham ha aperto la corsa alla successione. La candidata democratica Annie Andrews si trova attualmente appaiata nei sondaggi con Darline Graham, sostenuta da Trump.
In Minnesota, la democratica Peggy Flanagan affronta la repubblicana Michele Tafoya in una gara segnata da polemiche sull’uso dei fondi pubblici, in cui i Repubblicani tentano il blitz in un collegio storicamente favorevole ai Democratici.
Le prime urne si sono aperte alle 5:00 del mattino nello Stato del Vermont, seguite progressivamente dai seggi dei 50 Stati e del Distretto di Columbia lungo i sei fusi orari del Paese. Alle 6:00 locali sono iniziate le votazioni in gran parte della Costa Orientale, inclusi Connecticut, Indiana, Kentucky, Maine, New Hampshire, New Jersey, New York, Virginia, North Carolina, Ohio e West Virginia.
La notte elettorale entrerà nel vivo con la chiusura delle prime urne in Indiana e Kentucky. Successivamente, la chiusura dei seggi scandirà le tappe dello spoglio. Le prime indicazioni generali sulle priorità dell’elettorato emergeranno con la pubblicazione dei primi exit poll, ma per stabilire quale partito otterrà la maggioranza al Congresso occorrerà attendere i dati consolidati degli Stati più incerti.
Poiché ogni Stato gestisce in autonomia le procedure di spoglio e il conteggio delle schede inviate per corrispondenza o espresse in anticipo, le principali reti televisive e agenzie statunitensi assegneranno i seggi man mano che le proiezioni forniranno un margine di certezza matematico.
Nelle sfide più risicate o in presenza di ricorsi e riconteggi, come nel caso dell’Alaska, legata al sistema di voto a preferenze ordinate, per avere un quadro definitivo potrebbero volerci diversi giorni.
Indipendentemente dagli esiti finali, il voto di oggi definirà non soltanto le capacità di manovra legislativa della Casa Bianca sul bilancio federale, sulle nomine giudiziarie e sulle commissioni d’inchiesta per i prossimi due anni, ma inaugurerà ufficialmente anche la competizione interna ai due partiti per la corsa alle elezioni presidenziali del 2028.