SYDNEY – Una condanna senza effetti concreti.
È quanto ha denunciato un giudice del New South Wales nel caso di Kayla Dawson, la giovane già condannata per l’omicidio di un ragazzo di 16 anni, che ha aggredito un’agente penitenziaria mordendola durante la detenzione, senza però ricevere una pena aggiuntiva effettiva.
L’episodio risale a maggio 2024, due mesi prima della sentenza per l’omicidio di Jason Galleghan, avvenuto nel 2021 in quartiere occidentale di Sydney. Dawson, oggi 23enne, si trovava nel carcere di Silverwater quando ha tentato di togliersi la vita nella sua cella. Quattro agenti erano intervenuti per fermarla.
Durante le operazioni di sicurezza – che includevano la rimozione di oggetti potenzialmente pericolosi e il tentativo di farle indossare un indumento restrittivo – la situazione è degenerata. Secondo quanto emerso in aula, la detenuta ha reagito con violenza, arrivando a mordere al braccio una funzionaria, provocando una ferita con fuoriuscita di sangue.
Per l’aggressione, il tribunale di Burwood ha inflitto a Dawson una pena di nove mesi. Tuttavia, la decisione della procura di non trasferire il caso a un grado superiore ha impedito che la nuova condanna si sommasse alla pena già in corso per omicidio.
“Questo tribunale non può imporre una sanzione rilevante per un’aggressione grave a un agente penitenziario - ha dichiarato il giudice Chris Halburd -. Ed è davvero un esito insoddisfacente”.
Dawson sta già scontando una condanna a 20 anni per aver orchestrato l’uccisione del sedicenne, picchiato a morte da un gruppo di persone nella sua abitazione. Il ragazzo morì due giorni dopo per le gravi lesioni riportate.
Il giudice ha ricordato che la detenuta era già stata sanzionata in precedenza per altri episodi violenti in carcere, inclusi un tentativo di fuga e un’ulteriore aggressione. Ha quindi lanciato un avvertimento: eventuali nuovi reati potranno comportare un allungamento effettivo della pena.
La difesa ha sostenuto che l’aggressione sia avvenuta in uno stato di forte agitazione, legato anche alle condizioni cliniche della giovane, tra cui disabilità intellettiva lieve, ADHD e sindrome di Tourette.
Dawson potrà chiedere la libertà vigilata a partire dall’agosto 2034. Il caso solleva interrogativi sulla capacità del sistema giudiziario di rispondere a comportamenti violenti commessi durante la detenzione.