LONDRA – Regno Unito e Francia hanno siglato un nuovo accordo da 662 milioni di sterline (quasi 1.25 miliardi in dollari australiani) per contrastare l’immigrazione irregolare attraverso il Canale della Manica, con un rafforzamento senza precedenti delle operazioni di controllo sulle coste francesi.
L’intesa, della durata di tre anni, prevede l’invio di almeno 50 agenti addestrati alla gestione di disordini e folle ostili, incaricati di intervenire direttamente sulle spiagge da cui partono le imbarcazioni dirette verso la Gran Bretagna. Il piano include anche l’impiego di droni, due elicotteri e sistemi avanzati di sorveglianza per individuare e fermare trafficanti e migranti prima dell’imbarco.
Il ministro dell’Interno britannico Shabana Mahmood ha definito l’accordo “un passo decisivo” per ridurre le traversate pericolose e colpire le reti criminali. “Abbiamo già fermato decine di migliaia di partenze, ma serve fare di più”, ha dichiarato.
Per la prima volta, il meccanismo introduce una clausola di revisione: circa 100 milioni di sterline potranno essere ridotti o riassegnati dopo un anno se le autorità francesi non riusciranno a limitare in modo rilevante gli attraversamenti.
I numeri restano elevati. Nel 2025 sono arrivate nel Regno Unito oltre 41mila persone con piccole imbarcazioni, mentre nel 2026 si contano già più di 6mila arrivi. Solo in una giornata recente, 602 migranti hanno raggiunto Dover a bordo di nove gommoni.
Il nuovo accordo amplia le operazioni già avviate con l’intesa del 2023, che aveva mobilitato circa 700 agenti lungo le coste del nord della Francia. Con il nuovo piano, il numero salirà a quasi 1.100 tra forze dell’ordine, intelligence e personale militare.
La Francia rafforzerà anche il pattugliamento marittimo, con una nuova imbarcazione e oltre 20 ufficiali dedicati al contrasto delle cosiddette “taxi boats”.
Sul piano politico, l’intesa divide. I conservatori accusano il governo di aver concesso risorse senza condizioni sufficienti, mentre Reform UK chiede misure più radicali, tra cui l’uscita dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Al contrario, organizzazioni umanitarie come il Refugee Council sostengono che l’approccio basato sul controllo non affronti le cause profonde del fenomeno. “Senza percorsi sicuri, le persone continueranno a rischiare la vita”, ha dichiarato Imran Hussain.
L’accordo si inserisce in una strategia più ampia che include anche il meccanismo “uno dentro, uno fuori” con la Francia. Resta però aperta la questione centrale: se il rafforzamento dei controlli basterà a ridurre in modo stabile le partenze.