L’83ª Mostra del Cinema di Venezia, scattata ieri, può contare su un ritorno non da poco: quello, dopo ben 37 anni, del ‘figliol prodigo’ Nanni Moretti, che torna in concorso con Succederà questa notte. Un ritorno particolarmente atteso, destinato a rappresentare uno dei momenti più significativi di questa edizione della Mostra, anche per il legame del regista con il festival veneziano e con la sua storia.Insieme a lui, in corsa per il Leone d’Oro, ci sono altri quattro italiani: Marco Bechis con Ritorno a Buenos Aires; Edoardo De Angelis con Il fuoco che ti porti dentro; Andrea Pallaoro con The Echo Chamber e Paolo Strippoli con L’estranea. In tutto sono dunque cinque i film italiani in gara, perfettamente nella media rispetto alle altre edizioni, a conferma di una presenza del cinema italiano che continua a essere significativa all’interno del concorso principale. A questi si aggiungono, per parlare solo del fuori concorso, altri tre film tutti d’autore: Dio ride di Giovanni Veronesi, Nessun dolore di Gianni Amelio e Scherzetto di Mario Martone. Un gruppo di titoli che contribuisce a delineare un’edizione particolarmente ricca e diversificata.

Intanto c’è il ritorno di Moretti, da quel lontano 1989 pieno di polemiche, quando Palombella rossa fu escluso dal concorso. Sono passati quasi quattro decenni e questa volta il regista romano, lontano da ogni dimensione apertamente politica, porta al Lido un film, Succederà questa notte, liberamente tratto da diversi racconti di Eshkol Nevo contenuti nella raccolta Legami. Un’opera che sembra dunque segnare una fase diversa della sua produzione, concentrandosi soprattutto sui sentimenti e sulle relazioni personali. Il cuore del film è infatti la relazione fra Greta e Matteo, interpretati da Jasmine Trinca e Louis Garrel: due persone che continuano a incontrarsi nel momento sbagliato, in una storia fatta di avvicinamenti, distanze e occasioni mancate. È proprio questa dimensione intima a costituire il centro del racconto, affidato alla sensibilità di Moretti e a due interpreti di grande intensità.

In gara per l’Italia c’è un altro film d’amore ed eccesso che condivide, tra l’altro, con quello di Moretti l’essere stato selezionato anche al prossimo festival di Toronto: The Echo Chamber di Pallaoro, tratto dall’ultima sceneggiatura scritta da Bernardo Bertolucci e mai realizzata. Un progetto che porta dunque con sé anche il peso e il fascino di un’idea rimasta a lungo nel cassetto e che ora trova finalmente una forma cinematografica. Un film d’appartamento e allo stesso tempo una “storia di fantasmi”, come la immaginava lo stesso Bertolucci, con Leo (Luca Marinelli), produttore musicale inquieto, cocainomane e artista irrisolto, e Anne (Alicia Vikander), giovane fisioterapista che cura la sua schiena e, con il suo amore, anche la sua angoscia. Il rapporto tra i due diventa così il centro di una vicenda sospesa tra fragilità, desiderio e ossessione. Infine, c’è Ava (Susan Sarandon), grande star della canzone che frequenta l’appartamento per il suo ultimo, inaspettato album-testamento, aggiungendo al racconto un ulteriore elemento di mistero e malinconia.

C’è poi Bechis con Ritorno a Buenos Aires, che ci riporta, dopo trent’anni, dentro la sanguinosa vicenda di Garage Olimpo. Il regista torna dunque a confrontarsi con una delle pagine più drammatiche della storia argentina, recuperando una vicenda che affonda le sue radici negli anni della dittatura militare e nelle violenze perpetrate contro gli oppositori del regime. Protagonista è un ex internato (Adriano Giannini) che viene chiamato nella capitale argentina “a testimoniare al processo contro gli ex militari che lo sequestrarono, torturarono e resero schiavo durante la dittatura militare”. Un viaggio nella memoria che significa anche tornare indietro a un passato pieno di incubi, vissuti e da rivivere. 

Ne Il fuoco che ti porti dentro di De Angelis, tratto dal romanzo omonimo di Antonio Franchino, ci troviamo invece dentro una sorta di Natale in casa Cupiello 3.0. Un confronto familiare dai toni insieme comici, feroci e dolorosi, ambientato nella borghese casa milanese di Antonio (Lino Musella), editor politicamente corretto. Qui piomba sua madre, una Vanessa Scalera straordinaria, che impersona in maniera davvero impressionante “il ritratto, insieme spietato e comico, di una madre possessiva e ostile, ovvero un concentrato di quella napoletanità dalla quale i figli avevano cercato di fuggire emigrando al nord” (parole del direttore artistico della Mostra, Alberto Barbera). Il ritorno della madre mette così in crisi gli equilibri della famiglia e riporta a galla contraddizioni, rancori e appartenenze che sembravano ormai lontane. Il film gioca sul confine tra commedia e dramma, trasformando la dimensione domestica in un campo di battaglia fatto di parole, ricordi e vecchie ferite.

Infine c’è il 33enne Strippoli con L’estranea, un soft horror con protagonista una madre (Jasmine Trinca) che rivela alla figlia (Romana Maggiora Vergano) come della sua famiglia non sappia davvero nulla, perché dietro ogni loro vicenda c’è una lei, appunto l’estranea del titolo, che non è altri che Valeria Bruni Tedeschi. Un horror soft, senza effetti speciali, che sceglie dunque di costruire la paura non attraverso mostri o apparizioni spettacolari, ma attraverso ciò che si nasconde nelle relazioni familiari e nei segreti del passato. Ed è proprio questa scelta a rendere il film particolarmente inquietante.