CANBERRA - Il governo federale apre una nuova fase di riforma del National Disability Insurance Scheme (NDIS), nel tentativo di contenere i costi e porre un freno a frodi, abusi e scarsa vigilanza.
Le misure inserite nel budget si ripromettono di recuperare 37,8 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni, intervenendo su criteri di accesso, controlli sui fornitori del servizio e gestione amministrativa dello schema.
Il programma costa ormai circa 50 miliardi di dollari all’anno e il governo sostiene che la sua crescita non sia più sostenibile senza modifiche strutturali. Le nuove leggi presentate ieri prevedono che una persona debba aver esaurito tutte le altre opzioni terapeutiche prima di venire considerata permanentemente compromessa e quindi idonea all’ingresso nel NDIS.
Il disegno di legge darà inoltre al ministro della Sanità Mark Butler ampi poteri per sospendere alcune parti del programma e autorizzare decisioni automatizzate. Butler ha difeso l’uso dell’automazione, sostenendo che le funzioni amministrative di base possono essere gestite più rapidamente così da liberare funzionari qualificati per attività che richiedono contatto umano diretto.
La riforma giunge mentre una commissione del Senato esamina l’amministrazione dello schema. Nella giornata di oggi saranno ascoltati organizzazioni della disabilità, gruppi di rappresentanza e fornitori di servizi.
National Disability Services, organismo di vertice per i fornitori del settore, chiede la registrazione obbligatoria di tutti i gestori. Secondo il CEO Michael Perusco, circa il 94 per cento dei fornitori NDIS è oggi non registrato e può quindi operare fuori da un sistema uniforme di controllo. Questo limita trasparenza, responsabilità e capacità di individuare tempestivamente i rischi.
Perusco sostiene che lo schema si sia allontanato dal suo scopo originario: aiutare persone con disabilità rilevanti e permanenti per tutta la vita. Le criticità attuali, ha scritto, non riguardano solo frodi e carenze di vigilanza, ma anche difetti più profondi nella progettazione del sistema, incentivi sbilanciati e scarsa visibilità sul mercato.
Alla Commissione interverrà anche la professoressa Jennifer Smith-Merry, del Centre for Disability Research and Policy della University of Sydney. Le ricerche condotte con partecipanti, badanti e altri soggetti mostrano un quadro preoccupante: persone molto vulnerabili starebbero venendo prese di mira da truffe, coercizione e sfruttamento finanziario.
Diversi partecipanti hanno raccontato di servizi svolti con approssimazione o in fretta, ma fatturati per ore lunghe. Alcuni dicono di dover controllare ogni fattura, trovando spesso tempo mai lavorato o prestazioni mai rese. Il punto politico è evidente: salvare il NDIS significa proteggerne i destinatari, ma anche impedire che il sistema venga svuotato da chi lo usa come una rendita.