CANBERRA – Un numero massimo di 160mila persone potrebbero essere escluse dal National Disability Insurance Scheme (NDIS) nell’ambito di una profonda revisione dei criteri di accesso annunciata dal governo federale.
La riforma, presentata dal ministro della Sanità e dell’NDIS Mark Butler, punta a contenere la crescita di un programma che oggi vale circa 50 miliardi di dollari e che, senza interventi, potrebbe raggiungere i 70 miliardi entro la fine del decennio.
Secondo le stime del governo, le modifiche ridurrebbero la platea dei beneficiari dagli attuali 760mila a circa 600mila persone entro i prossimi anni. Si tratta di 300mila utenti in meno rispetto alle proiezioni precedenti. Il costo complessivo del sistema verrebbe così riportato attorno ai 55 miliardi.
Il cambiamento principale riguarda il metodo di valutazione: non sarà più sufficiente una diagnosi medica per accedere al programma, ma verrà introdotto un sistema standardizzato basato sulla capacità funzionale. In pratica, il livello di autonomia e il bisogno effettivo di assistenza diventeranno il criterio centrale.
“Il sistema basato sulla diagnosi ha portato nel programma persone per cui non era stato progettato”, ha spiegato Butler, aggiungendo che chi ha bisogni meno complessi sarà indirizzato verso programmi di assistenza gestiti da Stati e Territori.
Il nuovo strumento di valutazione dovrebbe entrare in funzione entro il 2028 per i nuovi richiedenti, mentre i partecipanti attuali verranno rivalutati progressivamente al rinnovo dei loro piani. Il governo intende anche limitare la crescita di alcune voci di spesa, come i programmi di partecipazione sociale e comunitaria, che quest’anno hanno raggiunto i 12 miliardi di dollari.
Parallelamente, verranno rafforzati i requisiti per i fornitori di servizi: l’obiettivo è portare al 90 per cento la quota di pagamenti destinata a operatori registrati, ampliando l’obbligo di registrazione alle attività considerate a rischio più elevato.
Le reazioni politiche sono state immediate. L’opposizione ha definito l’annuncio “uno shock” per le persone con disabilità, criticando la mancanza di dettagli operativi. I Verdi hanno parlato di “incertezza” per migliaia di famiglie, sottolineando che i criteri definitivi non sono ancora stati resi pubblici.
Butler ha difeso la riforma, sostenendo che senza interventi il sistema non sarebbe sostenibile. “Non possiamo permettere che il NDIS continui a crescere a questi ritmi. Ma soprattutto non possiamo permettere che fallisca”, ha detto.
La partita ora si sposta sul terreno politico, con il governo chiamato a trovare un equilibrio tra sostenibilità finanziaria e tutela dei beneficiari.