Secondo Gangemi, il sistema attuale presenta criticità evidenti: dalla pressione precoce alla selezione anticipata dei talenti, fino a un’eccessiva enfasi sul risultato.

Autore di un interessante libro, The brain behind the game, Gangemi legge il mondo del calcio da una prospettiva diversa dal mero racconto della partita o della tecnica del gioco e analizza la dimensione mentale della prestazione.

Il principio da cui parte è che il gioco del calcio sia parte di un percorso cognitivo, dove percezione, emozioni e decisioni avvengono in tempi rapidissimi poiché devono guidare gesti tecnici in fasi complesse del gioco. “Il giocatore non pensa, percepisce”, osserva Gangemi, spiegando proprio come il cervello elabori determinate informazioni in quei contesti in frazioni di secondo.

Da qui nasce la distinzione tra mente conscia e inconscia, che Gangemi descrive con una metafora: il fantino e il cavallo. Se la mente conscia guida, è quella inconscia ad agire con rapidità nelle situazioni di gioco. Allenare quest’ultima diventa quindi centrale, attraverso esercitazioni che simulino la complessità e l’imprevedibilità della partita.

“Il lavoro dietro le quinte è fatto di programmazione, pazienza e metodo”, spiega Gangemi, sottolineando come molti giovani vengano esclusi troppo presto per ragioni fisiche o anagrafiche, più che per reali limiti tecnici. Un approccio che, a suo avviso, rischia di compromettere lo sviluppo naturale dei ragazzi, ognuno dei quali segue tempi di crescita differenti.

Particolare attenzione dovrebbe essere rivolta anche al ruolo dei genitori. Il consiglio principale che Gangemi rivolgerebbe ai padri e alle madri, sulla scorta della sua decennale esperienza come allenatore e osservatore, è quello di privilegiare il contesto rispetto al semplice prestigio del club: “Scegliete l’ambiente”, afferma, evidenziando l’importanza di uno spazio in cui il bambino o la bambina possano sentirsi sicuri, liberi di sbagliare e di crescere, come esseri umani prima che come sportivi e atleti, e lontani da pressioni eccessive. “Eviterei di fare continui paragoni tra coetanei, spesso sono davvero dannosi per la fiducia e la motivazione”.

Un approccio, quello del libro di Gangemi, che si traduce anche in un’analisi critica rispetto ai metodi tradizionali, ancora troppo basati su istruzioni verbali e rigidi schemi sia in fase di allenamento sia in fase di esecuzione della partita. Secondo Gangemi, questo tipo di insegnamento rischia di sovraccaricare la memoria a breve termine, limitando l’apprendimento reale.

Il libro si propone quindi non solo come manuale tecnico ma come riflessione più ampia sull’essere umano e sulla prestazione in ogni ambito, non solo quello esclusivamente sportivo.

In un contesto sociale e sportivo sempre più orientato alla prestazione immediata, Gangemi invita a recuperare una visione più ampia e consapevole: formare giocatori significa prima di tutto comprendere come apprendono, crescono e reagiscono, dentro e fuori dal campo.