TEHERAN - La diplomazia internazionale corre sul filo del rasoio mentre Islamabad si prepara a ospitare, da domani, un secondo e decisivo round negoziale tra Stati Uniti e Iran. Tuttavia, il clima è stato pesantemente surriscaldato da un nuovo scontro militare: la Marina statunitense ha intercettato e sequestrato la nave mercantile iraniana Touska nel Golfo dell’Oman, dopo che quest’ultima aveva tentato di forzare il blocco navale imposto da Washington.  

L’operazione, confermata da Donald Trump, ha visto le forze statunitensi utilizzare colpi di artiglieria per fermare il mercantile, che secondo Teheran era in rotta dalla Cina verso l’Iran. Il comando militare iraniano Khatam al-Anbiya ha reagito con una nota durissima, definendo il sequestro un “atto di pirateria armata” e una palese violazione del cessate il fuoco. Teheran ha promesso una risposta immediata e ritorsioni armate, mettendo seriamente a rischio la tregua di due settimane ormai prossima alla scadenza.  

Nonostante l’escalation, la macchina dei negoziati non si è fermata, pur tra imponenti misure di sicurezza. La “Zona Rossa” di Islamabad, che ospita il Parlamento e le ambasciate, è di fatto blindata. I due principali hotel della città, il Serena e il Marriott, già sedi dei precedenti colloqui, sono stati evacuati e svuotati per accogliere le delegazioni sotto massima protezione. A partire da oggi, 20 aprile, tutti i funzionari governativi della Zona Rossa lavorano da casa, mentre il viale principale della capitale è paralizzato dai blocchi stradali. 

La delegazione Usa, guidata dal Vicepresidente JD Vance insieme a Steve Witkoff e Jared Kushner, è attesa in Pakistan nelle prossime ore. Se inizialmente l’Iran sembrava intenzionato a boicottare l’incontro per protesta contro il blocco di Hormuz, nelle ultime ore è arrivata un’apertura cauta. Ebrahim Azizi, presidente della Commissione Sicurezza Nazionale iraniana, ha dichiarato ad Al Jazeera che Teheran potrebbe inviare i propri negoziatori se riceverà “segnali positivi” da Washington, nonostante il sequestro della Touska.  

Nel frattempo, il Pakistan sta esercitando una pressione fortissima su Washington affinché allenti la morsa navale. Il capo di Stato maggiore pakistano, Asim Munir, ha avvertito personalmente Donald Trump che il blocco di Hormuz rappresenta un ostacolo insormontabile per la riuscita dei colloqui. Trump avrebbe risposto “prendendo in considerazione il consiglio”, ma il sequestro della domenica suggerisce che la strategia della “massima pressione” statunitense non è ancora terminata.