NEW YORK – Benjamin Netanyahu ha utilizzato il podio dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite per rivendicare l’azione di Israele nella regione, mentre decine di delegati lasciavano l’aula in segno di protesta.
All’esterno centinaia di manifestanti contestavano la politica del governo israeliano.
Il primo ministro israeliano, impegnato nella campagna per le elezioni del 27 ottobre, ha parlato per circa 40 minuti, in un intervento trasmesso in diretta dalle quattro principali emittenti televisive israeliane.
All’inizio del discorso, diversi rappresentanti diplomatici hanno abbandonato la sala. Netanyahu li ha definiti “codardi morali”, mentre alcuni sostenitori presenti nella galleria intonavano slogan in ebraico a favore di Israele.
Il primo ministro ha rivolto una parte considerevole dell’intervento al sindaco di New York Zohran Mamdani, che lo aveva definito criminale di guerra e, questa settimana, “l’artefice di un terribile genocidio contro i palestinesi”.
Mamdani aveva promesso durante la campagna elettorale di fare arrestare Netanyahu qualora fosse arrivato a New York, salvo successivamente riconoscere di non avere l’autorità giuridica per farlo.
“Avete cercato di impedirmi di venire qui. Avete cercato di mettermi a tacere. Ma non potete mettere a tacere la verità”, ha dichiarato Netanyahu, respingendo anche l’accusa di genocidio.
“Israele non ha commesso un genocidio. Israele ha impedito un genocidio”, ha affermato, incolpando inoltre Mamdani di sostenere Hamas, affermazione respinta dal sindaco.
Mamdani ha replicato con una dichiarazione nella quale ha accusato Netanyahu di diffondere falsità e ha ricordato che il primo ministro israeliano resta destinatario di un mandato d’arresto della Corte penale internazionale, per presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
Netanyahu ha presentato il conflitto come una lotta combattuta da Israele su “sette fronti” e, come in precedenti apparizioni all’ONU, ha utilizzato oggetti simbolici durante l’intervento. Ha mostrato un cercapersone collegato all’attacco contro membri di Hezbollah (il gruppo islamista sostenuto dall’Iran in Libano) e un terminale satellitare Starlink che, ha detto, avrebbe lasciato alla delegazione iraniana.
Secondo Netanyahu, il dispositivo potrebbe servire agli iraniani qualora decidessero di disertare e raccontare liberamente la propria esperienza sui social media. Il primo ministro ha aggiunto che, a suo giudizio, la caduta delle autorità iraniane sarà soltanto una questione di tempo.
Prima del discorso, il governo israeliano aveva finanziato l’installazione a Manhattan di 500 cartelloni favorevoli a Israele e contrari all’Iran, oltre a decine di autocarri circolanti con messaggi analoghi.
All’esterno della sede delle Nazioni Unite, diverse centinaia di persone hanno manifestato contro Israele. Alcuni gruppi hanno bloccato il traffico scandendo slogan contro la fornitura di armi a Israele e a favore di Gaza e dell’Iran. La polizia ha effettuato alcuni fermi, tra cui l’attrice Susan Sarandon.
Nel suo intervento Netanyahu ha elogiato Donald Trump, pur senza avere in programma un incontro con il presidente americano durante questa breve visita negli Stati Uniti.
“Continueremo a difendere il nostro Stato. Continueremo a vincere perché non abbiamo altra scelta”, ha dichiarato, definendo Trump il principale partner di Israele nella lotta contro quelli che ha chiamato “barbari”.
Il governo israeliano nel frattempo si trova a fronteggiare un crescente isolamento diplomatico per la guerra a Gaza e per la situazione nella Cisgiordania occupata.
All’inizio del mese Regno Unito, Francia e Canada hanno annunciato sanzioni contro insediamenti israeliani in Cisgiordania. Netanyahu ha accusato i leader di quei Paesi di aver ceduto a quelle che ha definito “folle antisemite”.
Il primo ministro ha inoltre ridimensionato la portata delle violenze commesse da coloni israeliani in Cisgiordania, parlando di “una manciata di giovani delinquenti”, circa 150 persone, responsabili di lanci di pietre, abbattimento di ulivi e alcuni incendi.
“Non sopporto tutto questo – ha aggiunto –. Non accetterò il vigilantismo. Siamo un Paese governato dalla legge”.