OSLO – Il Premio Nobel per la Pace per il 2025 è stato assegnato a Maria Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana. Lo ha annunciato il Comitato del Nobel.  

Machado è risultata estremamente sorpresa, come dimostra un video inviato all’agenzia Afp dai suoi responsabili per la comunicazione. “Sono sotto choc”, la si sente dire a Edmundo González Urrutia, che l’ha sostituita come candidato alle ultime presidenziali a causa della sua ineleggibilità politica. González Urrutia si è sempre proclamato il vincitore delle ultime elezioni e ha denunciato i brogli del governo. La vincitrice ha poi ammesso: “Non riesco a crederci”.  

La leader ha espresso la sua gratitudine in nome della lotta del suo popolo contro il regime di Nicolás Maduro, pur restando cauta.

“Sono molto grata a nome del popolo venezuelano. Non ci siamo ancora arrivati”, ha detto al segretario del Comitato Nobel, Kristian Berg Harpviken, che l’ha chiamata per comunicarle la vittoria. Ha poi assicurato, parlando della lotta per la democrazia: “Non ci siamo ancora, ma ce la faremo”. A titolo personale, ha aggiunto di ritenere di “non meritare il Premio”.  

Nelle motivazioni del Nobel, il presidente del Comitato, Jorgen Watne Frydnes, ha definito Maria Corina Machado una “paladina della pace coraggiosa e impegnata”. L’ha descritta anche come “una donna che tiene accesa la fiamma della democrazia tra crescente oscurità“.  

La leader dell’opposizione è stata insignita del riconoscimento “per il suo instancabile lavoro a favore dei diritti democratici del popolo venezuelano e per la sua lotta per ottenere una transizione giusta e pacifica dalla dittatura alla democrazia”. Machado è considerata “uno degli esempi più straordinari di coraggio civile in America Latina nei tempi recenti”. Le motivazioni la indicano come una “figura chiave, unificatrice in un’opposizione politica che una volta era profondamente divisa, un’opposizione che ha trovato terreno comune nella richiesta di elezioni libere e di un governo rappresentativo”.  

Frydnes ha sottolineato che la figura di Maria Corina Machado “soddisfa tutti e tre i criteri” stabiliti dalle volontà di Alfred Nobel, in quanto “ha unito l’opposizione del suo Paese” e “non ha mai ceduto nel resistere alla militarizzazione della società venezuelana”.

Il Comitato ha aggiunto che “è stata risoluta nel suo sostegno per una transizione pacifica alla democrazia” e ha “dimostrato che gli strumenti della democrazia sono anche gli strumenti della pace”. In conclusione, Machado “incarna la speranza di un futuro diverso, in cui sono protetti i diritti fondamentali dei cittadini e ascoltate le loro voci, in questo futuro, le persone saranno finalmente libere di vivere in pace”. 

Il presidente del Comitato norvegese ha sollevato dubbi sul fatto che Maria Corina Machado possa recarsi di persona a Oslo a dicembre per ritirare il Premio. “Non sappiamo se potrà ritirare il Premio”, ha spiegato, chiarendo: “È una questione di sicurezza. È troppo presto per dirlo. Speriamo sempre di avere il vincitore con noi a Oslo, ma questa è una questione di sicurezza seria, che deve essere gestita in primo luogo”. 

Machado vive in un luogo nascosto dall’agosto dello scorso anno. Frydnes ha evidenziato che “nell’ultimo anno, la signora Machado è stata costretta a vivere in clandestinità. Nonostante le gravi minacce contro la sua vita, è rimasta nel Paese, una scelta che ha ispirato milioni di persone”. Ha concluso il presidente: “Quando l’autoritarismo prende il potere, è fondamentale riconoscere i coraggiosi difensori della libertà che si sollevano e resistono”.  

María Corina Machado, nota anche come la “Lady di ferro” del Venezuela, è l’incarnazione di “resilienza, tenacia e patriottismo”. Questa è la motivazione addotta da Marco Rubio su Time Magazine, che ha inserito il suo nome nell’elenco delle 100 persone più influenti del mondo per il 2025. Il segretario di Stato americano ha aggiunto che Machado “non scoraggiata da formidabili sfide, non si è mai tirata indietro dalla sua missione che è quella di combattere per un Venezuela libero, onesto, e democratico”. 

Il suo “principio guida” è sempre stato lo stesso: “lasciare ai suoi figli, Ana Corina, Ricardo, Henrique, e ai figli del Venezuela un Paese libero dalla tirannia”, ispirata dalla frase “hasta el final” (fino alla fine). Secondo Rubio, “la sua leadership di principio è un faro di speranza, che rende la nostra regione e il mondo un posto migliore”.