‘Boomers’ che, come numero, sono stati superati da tutti quelli nati dopo il 1964, ma che abbinati ai pre-boomers (le persone nate prima del 1946) hanno raggiunto il 25,4% degli aventi diritto al voto. Ancora importanti quindi sotto alcuni aspetti e per questo da studiare facendo entrare nell’equazione-voto un altro fattore: quello del luogo di residenza. In quali collegi elettorali abitano? E qui il gioco si fa interessante: per i laburisti, infatti, contano un po’ di meno perché una buona parte di quel 25% di elettori ‘over 65’ sono iscritti sulle liste elettorali di collegi rappresentati soprattutto da parlamentari liberali, dei nazionali o da indipendenti e partiti minori. I laburisti detengono solo due dei 16 seggi con la più grande concentrazione di ‘anziani’: Gilmore e Richmond, rispettivamente sulla costa meridionale e settentrionale del New South Wales. E devono difendere solo altri due che rientrano nei primi venti della speciale classifica dei residenti con più di 65 anni: Robertson, sempre nel NSW e Braddon, in Tasmania. 

In compenso la squadra di Albanese ‘occupa’ nove dei dieci elettorati con il numero minore di persone che rientrano nella fascia di età in questione; 19 degli ultimi 20 collegi con quelle caratteristiche e 27 degli ultimi 30. è stata quindi una scelta abbastanza facile dal punto di vista dell’opportunità di salvare qualche milione di dollari, facendo irritare solo un numero limitato di persone che potrebbero in qualche modo dimostrare il loro disappunto alle urne. Rischi politici minimi e un altro tassello nell’ormai famoso progetto dell’equità generazionale. Rischi però che potrebbero diventare ‘pratici’ sul fronte delle spese della sanità pubblica, ma difficili comunque da quantificare a breve e medio termine. Quindi impatto elettorale davvero minimo.

La decisione di uniformare lo sconto del 24% per tutte le fasce d’età sulle polizze assicurative sanitarie private, rappresenta comunque un cambiamento importante. Per quasi vent’anni, il sistema aveva riconosciuto che gli anziani, pur avendo spesso redditi più bassi dopo il pensionamento, affrontano spese sanitarie superiori rispetto al resto della popolazione. Il governo Howard, nel 2005, per alleggerire il peso della sanità pubblica, aveva introdotto l’idea degli sconti-incentivo sulle assicurazioni mediche private, offrendo rimborsi  più generosi oltre una certa età. 

Ora Albanese sostiene implicitamente il contrario: non è più sostenibile mantenere trattamenti preferenziali legati all’età perché la parola d’ordine lanciata, già nel 2022, da Jim Chalmers è la redistribuzione delle risorse verso gruppi considerati più strategici dal punto di vista economico ed elettorale: giovani famiglie, lavoratori precari, affittuari, studenti che oggi ancora più che nel passato sono sotto particolare pressione per fare fronte al costo della vita.

Il tutto abbinato alla realtà geografica di un forte seguito laburista concentrato nelle periferie multiculturali delle grandi città e nei seggi ad alta crescita urbana. Insomma c’era una volta il cosiddetto “Grey Power”, ma numericamente non va più di moda; quindi, tanto vale adeguarsi a una nuova maggioranza giovane, urbana e demograficamente dinamica. Senza dimenticare che - nonostante i seggi degli ‘over 65’ siano in gran numero in mano della Coalizione e che One Nation stia raccogliendo consensi elevatissimi dagli elettori dai 50 anni in su -, il Partito laburista continua ad avere un suo zoccolo duro fra i ‘senior’, che va oltre ai temi economici e agli interessi personali. Molti quindi, si pensa in casa ALP, potrebbero anche essere contrari al taglio degli sconti (gli australiani tra i 65 e i 69 anni che guadagnano meno di 101.000 dollari come single o 202.000 come coppia vedranno il loro rimborso scendere dal 28% al valore standard del 24%; chi ha 70 anni o più e rientra nelle stesse soglie di reddito subirà un taglio ancora maggiore, passando dal 32% al 24%), ma non necessariamente si spingeranno a sostenere l’opposizione.

L’Australia sta vivendo la nuova realtà di un rapido invecchiamento della sua popolazione. La quota di elettori over 65 è passata dal 18,8% del 2007 a oltre il 25% attuale. Questo significa che la spesa pubblica destinata agli anziani – pensioni, sanità, case di riposo, assistenza – continuerà ad aumentare nei prossimi decenni. Allo stesso tempo, le generazioni più giovani affrontano le indubbie realtà di salari stagnanti, di una crisi di alloggi piuttosto evidente e maggiore precarietà. In questo contesto, mantenere alcuni ‘benefici’ specifici (anche se in molti casi non lo sono affatto) per i ‘baby boomers’ diventa politicamente più controverso rispetto al passato. 

Molti giovani australiani poi - grazie anche  al tambureggiare dei media - ritengono che gli attuali pensionati siano, mediamente, la generazione più ricca della storia del Paese: secondo una diffusa opinione  avrebbero beneficiato dell’esplosione immobiliare (con un rapporto tra salari e prezzi delle case decisamente molto più vantaggioso di quello di oggi), di università gratuite (dal 1974 al 1988) e di un mercato del lavoro più favorevole. Per loro, gli sconti sulle assicurazioni sanitarie appaiono meno come una misura sociale e più come un privilegio consolidato. Naturalmente questa lettura rischia di essere ingenerosa, ma lo scontro generazionale indubbiamente c’è e il governo lo sta un po’ cavalcando anche per propri interessi economici e ideologici. 

La verità è, per rimanere in tema di sconti e presunti privilegi nel campo della sanità, che il governo sa benissimo che non tutti i ‘senior’ sono benestanti, ma Albanese e Chalmers sembrano avere accettato il rischio non solo del provvedimento, ma della narrazione negativa che ne può derivare: quel tentativo cioè, di fare cassa andando sul sicuro o quasi, facendo una chiara scelta su chi privilegiare in questo cambiamento in atto. 

Fino a poco tempo fa gli intoccabili erano i ‘baby boomers’, ora lo sono diventati i Millennials e la Gen Z con i loro ‘sogni’ e le loro ambizioni che il governo sta cercando di soddisfare, anche se gli stipendi e il mercato immobiliare sembrano non avere ancora ricevuto il memo. Albanese assicura che il suo governo sta facendo e farà il possibile per mantenere gli impegni presi sul fronte di una maggiore equità, ma forse, invece di parlare di un problema anagrafico da affrontare e risolvere sarebbe più opportuno e conveniente smorzare i toni, le invidie, le denunce di diseguaglianze, puntando su un maggior dialogo aperto tra generazioni assicurando, ma non solo a parole, che - anche in un’ottica elettorale - nessuno sta diventando obsoleto e che, allo stesso tempo, i giovani sono presi seriamente: sono visti, ascoltati e rispettati. Il tutto cercando, quindi, di evitare e non alimentare ‘guerre’, accuse, definizioni, supposizioni e differenze su certi concetti di privilegi e attitudini che, comunque, ci sono sempre stati perché, come ha detto George Orwell: “Ogni generazione si crede più intelligente di quella che è venuta prima e più saggia di quella che è venuta dopo”.