È piccolo, delicato e spesso ce ne accorgiamo soltanto quando comincia a dare fastidio. L’orecchio, però, è un organo sorprendentemente complesso: ci permette di ascoltare, contribuisce all’equilibrio e comunica continuamente con le vie respiratorie attraverso strutture che possono risentire di raffreddore, allergie, sbalzi di pressione e infezioni. Non è quindi raro avvertire, prima o poi, dolore, senso d’orecchio tappato, ronzii, prurito o una temporanea diminuzione dell’udito. E non sempre la causa è un’infezione. A volte dietro un disturbo apparentemente misterioso si nasconde qualcosa di molto semplice, come un accumulo di cerume o un’irritazione della pelle.

“Mi è venuto il mal d’orecchio perché ho preso un colpo d’aria”. È una spiegazione che sentiamo spesso, ma il vento, di per sé, non provoca un’otite. Il freddo e gli sbalzi di temperatura possono tuttavia favorire una sensazione di fastidio o accentuare alcuni disturbi già presenti. Soprattutto, durante i mesi più freddi aumentano raffreddori e infezioni delle vie respiratorie. Naso e orecchio sono collegati attraverso la tuba di Eustachio, un piccolo canale che aiuta a mantenere equilibrata la pressione ai due lati del timpano. Quando siamo raffreddati, questa comunicazione può funzionare meno bene. Da qui possono comparire la sensazione di avere l’orecchio “chiuso”, ovattamento, qualche difficoltà a sentire e, talvolta, dolore. È il motivo per cui un mal d’orecchio può comparire proprio in concomitanza con un banale raffreddore. Insomma, più che dare la colpa al “giro d’aria”, è utile guardare al contesto.

Con il termine otite si indicano diversi tipi d’infiammazione o infezione dell’orecchio. Una distinzione importante è quella tra otite esterna e otite media. L’otite esterna interessa il condotto uditivo, cioè il canale che porta dall’esterno fino al timpano. Può comparire, per esempio, dopo frequenti bagni in piscina o al mare, soprattutto quando rimane umidità nel condotto. Anche piccoli traumi provocati dal tentativo di pulire l’orecchio possono irritare la pelle e favorire l’infiammazione. Il dolore può essere intenso e spesso aumenta toccando o muovendo il padiglione auricolare. Possono inoltre comparire prurito, arrossamento e secrezioni. L’otite media, invece, interessa la parte dell’orecchio situata oltre il timpano e può essere associata a infezioni delle vie respiratorie. È particolarmente frequente nei bambini, anche per caratteristiche anatomiche che rendono più facile il passaggio di secrezioni e microrganismi. Il sintomo più evidente è spesso il dolore, accompagnato da una sensazione d’orecchio pieno o da una riduzione dell’udito. Nei bambini molto piccoli, che non riescono a spiegare ciò che sentono, possono comparire irritabilità, pianto e difficoltà a dormire. Non tutte le otiti, però, sono uguali e non tutte richiedono antibiotici. La terapia dipende dalla causa e dalla sede dell’infiammazione: per questo è importante evitare il fai-da-te e, soprattutto, non utilizzare gocce nell’orecchio senza sapere che cosa sta succedendo.

Il dolore preoccupa; il prurito, invece, viene spesso sottovalutato. Eppure è uno dei disturbi più comuni del condotto uditivo. Una delle cause più semplici è l’irritazione della pelle. L’orecchio può essere sottoposto a molte ‘attenzioni’ che, con le migliori intenzioni, finiscono per peggiorare la situazione: cotton fioc, unghie, oggetti appuntiti, pulizie troppo frequenti. Il condotto uditivo possiede infatti un suo sistema naturale di protezione. Il cerume, spesso considerato un fastidioso residuo da eliminare, contribuisce a proteggere la pelle e a ostacolare la proliferazione di alcuni microrganismi. Pulire continuamente l’orecchio può quindi essere controproducente. La pelle privata delle sue normali protezioni può seccarsi e irritarsi, alimentando proprio quel prurito che si cercava di eliminare. Anche dermatiti, eczema, allergie a prodotti cosmetici o irritazioni provocate da apparecchi acustici e auricolari possono essere responsabili del disturbo. Se il prurito persiste, ritorna frequentemente o si accompagna a dolore, secrezioni o perdita dell’udito, vale la pena far controllare l’orecchio.

Il cerume è normale. Diventa un problema quando si accumula e forma un vero e proprio tappo. La conseguenza più tipica è una sensazione di orecchio pieno, accompagnata da un calo dell’udito. A volte possono comparire anche ronzii, fastidio o una percezione alterata della propria voce. Anche in questo caso il cotton fioc non è la soluzione ideale: anziché rimuovere il cerume, può spingerlo più in profondità. Lo stesso vale per altri oggetti improvvisati, che rischiano di lesionare la pelle del condotto o, nei casi peggiori, il timpano. Se si sospetta un tappo di cerume, è preferibile chiedere consiglio a un medico o a un professionista sanitario, soprattutto in presenza di dolore, secrezioni, precedenti problemi al timpano o interventi chirurgici all’orecchio.

Un altro disturbo molto comune è l’acufene, cioè la percezione di un suono, come un fischio o un ronzio, in assenza di una fonte sonora esterna. Può comparire temporaneamente, per esempio dopo l’esposizione a rumori molto intensi, e talvolta essere associato a un semplice tappo di cerume. In altri casi può essere persistente e richiedere una valutazione. Non bisogna però farsi prendere dall’ansia: avere un ronzio occasionale non significa necessariamente avere una malattia importante. È la persistenza del sintomo, soprattutto se associato a perdita dell’udito, vertigini o altri disturbi, a rendere opportuno un controllo.

Con le orecchie vale una regola semplice: meno si improvvisa, meglio è. Meglio non introdurre cotton fioc o altri oggetti nel condotto uditivo. È inoltre prudente evitare rimedi casalinghi e gocce scelte autonomamente, perché non tutti i prodotti sono adatti a tutte le situazioni e la presenza di una perforazione del timpano, per esempio, cambia completamente le cose. Anche dopo un bagno non è necessario ‘scavare’ nell’orecchio per eliminare ogni traccia d’acqua. Nella maggior parte dei casi è sufficiente asciugare delicatamente la parte esterna.

La maggior parte dei piccoli disturbi dell’orecchio si risolve senza conseguenze. Ci sono però alcuni segnali che meritano attenzione: dolore intenso o persistente, secrezioni o sangue dall’orecchio, febbre associata al mal d’orecchio, una perdita improvvisa dell’udito, vertigini importanti o sintomi che non migliorano. In particolare, una perdita improvvisa dell’udito da un orecchio non va attribuita semplicemente a un ‘tappo’ senza una valutazione medica. L’orecchio, insomma, non ha bisogno di essere continuamente pulito, protetto o trattato. Ha soprattutto bisogno di essere ascoltato: quando manda segnali persistenti o insoliti, è meglio non ignorarli. E quando invece si tratta soltanto di quel fastidioso prurito o di una sensazione d’orecchio tappato dopo un raffreddore, spesso la cosa più saggia è proprio evitare di peggiorare la situazione con rimedi improvvisati.