Sono la regina dei tormentoni, lo sono sempre stata”. Con oltre sessant’anni di carriera alle spalle, Orietta Berti continua a muoversi con una vitalità che attraversa generazioni, linguaggi musicali e tecnologie. La cantante, tra le voci più riconoscibili della musica leggera italiana, alterna oggi concerti, progetti discografici e nuove collaborazioni, mantenendo un ritmo di lavoro costante che non sembra conoscere rallentamenti.
La sua agenda recente racconta bene questa continuità: impegni televisivi, esibizioni dal vivo e spostamenti frequenti tra Italia ed estero si intrecciano con la preparazione di un nuovo album previsto per il periodo natalizio, pensato come celebrazione dei sessant’anni di carriera. Un traguardo importante che l’artista affronta con naturalezza, senza toni nostalgici. “Li ho vissuti bene e rifarei anche gli sbagli, perché fanno parte del percorso”, racconta, sottolineando un rapporto sereno con il tempo e con la propria storia artistica.
Nata a Cavriago (Reggio Emilia) nel 1943, ha iniziato il suo percorso musicale nei primi anni ‘60, distinguendosi rapidamente per una voce limpida e immediatamente riconoscibile. La partecipazione al Festival di Sanremo ha rappresentato più volte un passaggio centrale della sua carriera, contribuendo a consolidarne la popolarità presso il grande pubblico. Brani come Finché la barca va o Tipitipì sono diventati parte del patrimonio musicale italiano, accompagnando diverse generazioni.
Nel corso del tempo, la sua figura è rimasta costantemente presente nel panorama televisivo e musicale, adattandosi ai cambiamenti dell’industria senza mai perdere identità. Oggi la cantante descrive il lavoro come un elemento essenziale della propria quotidianità. “Fermarmi? Per carità, mi stanco di più se sto a casa”, afferma con ironia, raccontando una routine fatta di impegni, prove e nuovi progetti. “Finché avrò voce ed energia andrò avanti. Per me il lavoro è vita”.
Accanto ai concerti, l’artista è attualmente impegnata nella realizzazione di un nuovo disco di inediti, che accompagnerà i festeggiamenti per il suo anniversario artistico. Parallelamente è previsto anche un cofanetto celebrativo per l’anno successivo, ulteriore testimonianza di una produzione discografica ancora in pieno movimento.
Negli ultimi anni, la carriera di Orietta Berti ha conosciuto una nuova fase di popolarità grazie a collaborazioni trasversali con artisti appartenenti a generazioni e mondi musicali differenti. Un punto di svolta è nel 2021 e il successo del brano Mille, realizzato insieme a Fedez e Achille Lauro, che ha raggiunto numeri di streaming molto elevati e ha riportato la cantante al centro della scena pop contemporanea.
“Tutto è cambiato cinque anni fa – racconta - quando ho conosciuto Fedez e Achille Lauro. Da lì è nato Mille, un progetto travolgente”. Il successo del brano ha aperto la strada a ulteriori collaborazioni con protagonisti della nuova scena musicale italiana, tra cui Fabio Rovazzi, contribuendo a consolidare la sua immagine di artista capace di dialogare con il presente senza rinunciare alla propria storia.
In questa fase più recente, si è avvicinata anche a linguaggi musicali e tecnologici contemporanei, includendo sperimentazioni con il mondo digitale e con strumenti basati sull’intelligenza artificiale. Uno dei progetti più recenti la vede coinvolta in un singolo realizzato insieme a una figura proveniente dal mondo dello streaming e a un’entità artistica generata tramite IA. Un’esperienza che l’artista interpreta come apertura al cambiamento piuttosto che come rottura con la tradizione.
“Per noi artisti l’intelligenza artificiale è diventata uno strumento importante – spiega -. La uso anche nei provini, per adattare i brani alla mia tonalità. Non la vedo come una minaccia: è come il fuoco, può scaldare una casa o diventare pericoloso se usato male”. Una visione pragmatica che evidenzia il suo approccio curioso ma al tempo stesso equilibrato verso le innovazioni tecnologiche.
Il nuovo singolo QCPF insieme a Il Rosso e Iaem, inserito in un progetto discografico più ampio, utilizza una simbologia legata alle carte da gioco per raccontare le diverse forme dell’amore. I semi diventano metafore di emozioni e relazioni: dai legami più romantici a quelli più complessi e tormentati, fino alle dimensioni più leggere e spensierate del sentimento. “Mi sento decisamente fiori” confida, riferendosi alla componente più delicata e romantica di questa visione.
Nonostante l’elevata velocità del mercato discografico contemporaneo, caratterizzato da una produzione continua di nuovi brani e da un consumo sempre più rapido, Orietta Berti continua a mantenere una presenza stabile e riconoscibile. “Oggi bisogna adeguarsi, far uscire singoli ogni tre o quattro mesi e scegliere bene i featuring”, osserva, sottolineando come la strategia artistica sia cambiata profondamente rispetto al passato. “Siamo in tanti, ogni settimana escono decine di canzoni”.
La gestione autonoma della propria produzione musicale rappresenta un ulteriore elemento distintivo del suo percorso recente. Senza il supporto diretto di una major, l’artista continua a costruire i propri progetti con maggiore libertà ma anche con maggiore responsabilità. Allo stesso tempo, il successo delle collaborazioni più recenti ha contribuito a far riscoprire anche il suo repertorio storico, riportando in circolazione brani che hanno segnato epoche diverse della musica italiana.
La storia artistica dell’‘Usignolo di Cavriago’, un omaggio alla purezza e all’estensione della sua voce legato al suo paese d’origine, rappresenta così un esempio raro di continuità nel panorama musicale italiano: una carriera capace di attraversare decenni, trasformazioni tecnologiche e cambiamenti di gusto senza perdere riconoscibilità. Ma l’Orietta che da sei decadi sale sul palco riesce ancora ad emozionarsi? “Sì, sempre. Ogni volta che vado a cantare in tv, che si accende quella lucina e hai paura di stonare o di non ricordare il testo. Ma il mio spazio preferito sono le piazze: lì mi diverto”.