ROMA - Dopo il via libera della Camera dei Deputati, il disegno di legge di riforma della legge elettorale prosegue il proprio iter parlamentare al Senato, dove è attualmente all’esame della Commissione Affari Costituzionali.
Tra i punti più controversi del provvedimento continua a esserci la revisione della Circoscrizione Estero, già approvata a Montecitorio, che prevede la riduzione delle attuali quattro ripartizioni territoriali a due per l’elezione della Camera dei Deputati e l’istituzione di un’unica circoscrizione mondiale per il Senato.
Una modifica che nelle scorse settimane ha suscitato le critiche dei parlamentari eletti oltre confine, dei Comites e di numerosi rappresentanti delle comunità italiane all’estero, i quali hanno espresso preoccupazione per il possibile indebolimento della rappresentanza territoriale.
Nel corso della discussione in Commissione Affari Costituzionali è tornato sull’argomento il senatore del Partito Democratico Francesco Giacobbe, eletto nella ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide, che ha ribadito la propria netta contrarietà alla riforma, sostenendo che il Governo stia procedendo senza coinvolgere il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (Cgie), organismo di rappresentanza delle collettività italiane residenti fuori dai confini nazionali.
Nel suo intervento, Giacobbe ha ricordato come, durante le audizioni svolte in Commissione, diversi costituzionalisti abbiano evidenziato che, pur trattandosi formalmente di una legge ordinaria, la riforma interviene su principi fondamentali della rappresentanza parlamentare. Per questo motivo, il senatore ha chiesto che venga acquisito anche il parere del Cgie, osservando che, allo stato attuale, tale consultazione non risulta essere stata richiesta.
“Questa proposta introduce una discriminazione inaccettabile tra cittadini italiani. Senza modificare formalmente la Costituzione, crea nei fatti cittadini di serie A e cittadini di serie B, attribuendo al voto degli italiani all’estero un’efficacia diversa rispetto a quello espresso in Italia”, ha dichiarato Giacobbe.
Il senatore ha quindi richiamato la filosofia che ispirò la cosiddetta legge Tremaglia, ricordando come l’attuale articolazione della Circoscrizione Estero in quattro ripartizioni fosse stata costruita tenendo conto della storia dell’emigrazione italiana, della distribuzione geografica delle comunità e delle differenti esigenze maturate nei vari continenti, con l’obiettivo di trovare un equilibrio tra rappresentanza territoriale e rappresentanza proporzionale.
“Con una circoscrizione unica mondiale per il Senato e due sole ripartizioni alla Camera si rompe completamente quell’equilibrio”, ha affermato, aggiungendo che “intere aree del mondo, come Asia, Oceania, Africa e Nord America, rischiano di non avere più alcuna rappresentanza parlamentare”.
Per rendere più immediato il paragone, Giacobbe ha sostenuto che l’effetto della riforma sarebbe “come trasformare tutta l’Italia in un’unica circoscrizione nazionale, con regioni come Molise o Basilicata che potrebbero non eleggere alcun parlamentare”.
Nel corso del suo intervento il parlamentare ha inoltre sottolineato come gli eletti della Circoscrizione Estero rappresentino una peculiarità del sistema parlamentare italiano, essendo gli unici parlamentari a mantenere un rapporto diretto con uno specifico territorio estero e con le comunità che vi risiedono.
“Siamo ancora in tempo per fermarci e riflettere prima di approvare una riforma che rischia di compromettere definitivamente la rappresentanza degli italiani nel mondo”, ha concluso Giacobbe, rilanciando così il confronto su uno degli aspetti più discussi dell’intero disegno di legge, destinato a rimanere al centro del dibattito anche nelle prossime fasi dell’esame parlamentare.