ROMA - Si ferma alla Camera, almeno per ora, il voto della commissione Affari europei sullo schema di decreto legislativo in materia di riconoscimento facciale e uso dell’intelligenza artificiale da parte delle forze di polizia. Il rinvio arriva dopo il via libera dato dalla commissione Politiche Ue del Senato, che aveva provocato le proteste di Pd e Movimento 5 Stelle.
Il provvedimento è approdato anche all’esame delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia di Camera e Senato per i rispettivi pareri, e in quelle sedi, secondo quanto si apprende da fonti parlamentari, l’iter prosegue al momento senza rinvii.
Sul dossier interviene anche la Commissione Europea. “Il riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili è una pratica vietata dalla legge sull’IA”, ha affermato un portavoce durante il Midday briefing, riferendosi all’AI Act.
“Non vogliamo che con l’IA ci sia un controllo pubblico su dove noi e voi ci spostiamo quotidianamente negli spazi pubblici accessibili”, ha aggiunto. Il portavoce ha però precisato di non avere tutti gli elementi sul caso italiano e di non voler anticipare giudizi sul decreto in discussione.
Da Palazzo Chigi arrivano rassicurazioni. Fonti del governo sottolineano che, sul riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili, l’Italia continuerà a rispettare la normativa europea, a partire dall’AI Act, “in coerenza con le garanzie costituzionali e dei diritti di libertà”, la cui verifica spetta all’autorità giudiziaria.
Le stesse fonti rivendicano il ruolo dell’Italia nella governance dell’intelligenza artificiale, definendola “all’avanguardia”. Il governo, viene spiegato, continuerà a lavorare per uno sviluppo e un’applicazione dell’IA “centrata sull’uomo e governata dall’uomo”.
Nel dibattito interviene anche Forza Italia, con Cristina Rossello, deputata azzurra e relatrice in commissione Politiche Ue sullo schema di decreto, che sottolinea che l’adeguamento della normativa nazionale al Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale è un passaggio “di grande rilievo”, soprattutto quando riguarda attività di polizia e procedimenti penali.
La parlamentare richiama la delicatezza di strumenti come l’identificazione biometrica in tempo reale, il riconoscimento facciale a posteriori e l’uso di dati biometrici per la ricerca di persone scomparse o la prevenzione di minacce imminenti.
“Proprio per questo servono regole chiare, garanzie solide e piena tutela dei diritti individuali riconosciuti dall’ordinamento nazionale ed europeo”, afferma.