ROMA - La cosiddetta “tratta delle bianche”, il presunto fenomeno delle 177 giovani ragazze sparite a Roma nei primi anni ’80 e al quale diverse ipotesi hanno tentato negli anni di ricondurre anche i casi di Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi, scomparse rispettivamente il 7 maggio e il 22 giugno 1983, “non è in realtà mai esistita”.
È quanto stabilisce la prima relazione della Commissione bicamerale d’inchiesta sui casi Gregori e Orlandi, votata all’unanimità, secondo la quale tutte le ragazze sono state “identificate” e nessuna di loro risulta essere stata rapita o uccisa: si sarebbe trattato, in sostanza, di “allontanamenti volontari”.
I risultati della relazione sono stati illustrati durante un punto stampa a San Macuto dal presidente della Commissione, il senatore Andrea De Priamo, di Fratelli d’Italia, e dal vicepresidente, il deputato Roberto Morassut, del Partito democratico.
“La Commissione parlamentare di inchiesta ha proceduto alla verifica dell’ipotesi dell’esistenza di un fenomeno più ampio di scomparse di ragazze a Roma nel periodo 1982-1983”, si legge nella relazione.
L’attività istruttoria, spiega il documento, si è sviluppata attraverso l’analisi degli atti processuali e amministrativi disponibili, audizioni di magistrati, avvocati, giornalisti ed esperti, oltre ad accertamenti affidati agli organi di polizia per verificare la fondatezza di letture unitarie o seriali delle scomparse avvenute in quel periodo.
Nelle conclusioni, la Commissione afferma che “la pista delle ragazze scomparse deve ritenersi definitivamente ridimensionata come chiave interpretativa dei casi Orlandi e Gregori”, poiché non emergono “elementi oggettivi idonei a sostenere l’esistenza di una regia comune o di un contesto criminoso unitario”.
De Priamo ha precisato che la Commissione proseguirà il lavoro “su tutte le altre piste, molte delle quali sono già state oggetto di approfondimenti”.
Il presidente ha poi aggiunto: “Mi permetto di dire che, in alcuni casi come, ad esempio, la cosiddetta ‘pista di Londra’, siamo a mio avviso in grado di poter dire che Emanuela non è mai stata tenuta a Londra in un luogo religioso e che quelle mail a Pietro Orlandi probabilmente erano frutto di un inganno”.
Su questo filone, tuttavia, non è stata elaborata una relazione tematica perché, ha chiarito De Priamo, “effettivamente c’è ancora da approfondire”.
Positivo il commento di Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, che alla “tratta delle bianche” non ha mai creduto. “Era comprensibile, questa pista ci avrebbe portato indietro di 42 anni perché quella della tratta delle bianche è stata la prima presa in considerazione”, ha detto ai giornalisti.
“Non posso credere che Emanuela sia finita in un giro di prostituzione, portata all’estero e basta. E tutto il resto? L’atteggiamento del Vaticano? Non ha senso”, ha aggiunto.
Pietro Orlandi non esclude che alcune scomparse possano essere state legate al giro di prostituzione internazionale, ma ribadisce che, secondo lui, ciò non riguarda la vicenda di sua sorella.
“Io ho sempre ritenuto che quello di Emanuela sia stato un rapimento preparato nel tempo con un ricattatore e un ricattato. Sono convinto sia stata presa per uno scopo: per ricattare qualcuno, ma il movente e i motivi del ricatto ovviamente ancora non si sanno”, sostiene.
Ora auspica che venga esclusa anche “la cosiddetta parentale”, ribadendo che “è stata indagata a fondo 42 anni fa. E non lo dico per difendere un parente, ma per difendere la verità e per non perdere tempo”.