WASHINGTON - Un’esecuzione capitale trasmessa in diretta, accessibile al pubblico e destinata a diventare un evento senza precedenti nella storia giudiziaria americana.

È il progetto annunciato dal segretario alla Difesa Pete Hegseth per la fucilazione di Nidal Malik Hasan, l’ex psichiatra dell’esercito condannato a morte per la strage del 2009 nella base militare di Fort Hood, in Texas.

L’esecuzione è prevista per il 3 dicembre, nello stesso luogo dove Hasan uccise 13 persone e ne ferì altre 32. Il Pentagono ha confermato l’intenzione di trasmetterla in streaming, provocando una crescente ondata di critiche, anche all’interno dell’amministrazione Trump.

“Faremo in modo che le persone possano assistere, che sia pubblica”, ha dichiarato Hegseth, sostenendo che l’iniziativa servirebbe a dimostrare le gravi conseguenze di simili crimini.
A prendere le distanze è stato il vicepresidente JD Vance, che ha espresso dubbi sulla realizzazione del progetto. “Non so se accadrà davvero”, ha dichiarato, precisando che, qualora la trasmissione venisse confermata, non la guarderebbe.

Anche Donald Trump, pur avendo autorizzato l’esecuzione e definito Hasan un “maniaco” meritevole della pena capitale, non ha ancora assunto una posizione definitiva sulla diretta televisiva.

Nel dibattito è intervenuto Papa Leone XIV, primo pontefice statunitense, che in occasione della Giornata mondiale contro la pena di morte ha ribadito la posizione della Chiesa cattolica.

“Il bene comune può essere tutelato e le esigenze della giustizia soddisfatte senza ricorrere alla pena capitale”, ha detto il Pontefice, aggiungendo che la pena di morte rappresenta un attacco all’inviolabilità e alla dignità della persona.

Pur senza citare direttamente il progetto del Pentagono, il messaggio arriva mentre crescono le proteste delle organizzazioni religiose e dei difensori dei diritti umani.

L’arcivescovo Paul Coakley, presidente della Conferenza episcopale americana, ha definito la trasmissione dell’esecuzione una “barbara promozione della cultura della morte”, chiedendo di riconsiderare la decisione.

Critiche sono arrivate anche da diversi parlamentari repubblicani e da ex funzionari dell’intelligence, preoccupati che le immagini possano trasformarsi in uno strumento di propaganda e reclutamento per le organizzazioni terroristiche.

Hasan, oggi 56enne, era stato condannato nel 2013 per avere aperto il fuoco contro i militari in attesa di partire per l’Afghanistan.

Durante il processo aveva sostenuto di avere agito per impedire ai soldati americani di combattere contro altri musulmani.
Se confermata, la sua sarebbe la prima esecuzione mediante fucilazione effettuata dalle forze armate statunitensi dal 1945.