Dopo quasi dieci anni trascorsi a Brisbane, l’ingegnere informatico italiano Matteo Galli aggiunge un nuovo traguardo al proprio percorso professionale. General Manager e AI Engineer di Sprint Digital, CTO part-time della piattaforma finanziaria Sawfish e da poco anche padre, ha iniziato un dottorato di ricerca presso la Queensland University of Technology (QUT), grazie a un programma federale australiano che promuove la collaborazione tra università e industria.

Originario di Reggio Emilia, dove si è laureato in Ingegneria Informatica, Matteo vive in Australia dall’aprile del 2016. In questi anni ha sviluppato la propria carriera nel settore dello sviluppo software e dell’intelligenza artificiale, maturando l’idea di affiancare all’attività professionale anche un percorso di ricerca.

“Avevo sempre desiderato intraprendere un dottorato, ma non si era mai presentata l’occasione giusta – racconta -. Lavoro a tempo pieno, ho un mutuo e in questi giorni è nato mio figlio: interrompere la carriera per tornare all’università non sarebbe stato possibile”.
L’opportunità è arrivata grazie al National Industry PhD Program, iniziativa del governo federale australiano che sostiene progetti di ricerca sviluppati congiuntamente da università e imprese. Il programma permette ai professionisti di continuare a lavorare durante il dottorato, mantenendo il proprio impiego e applicando la ricerca direttamente a problematiche industriali.

Il progetto è nato dalla collaborazione tra Sprint Digital e la QUT, con il supporto di Giovanni Picotti, Research Associate presso il gruppo Asset Management and Reliability Optimization della QUT, e del professor Michael Cholette. Dopo aver elaborato insieme la proposta di ricerca, il progetto ha ottenuto il finanziamento previsto dal programma nazionale.

Il dottorato è dedicato allo sviluppo di modelli basati sull’intelligenza artificiale per il monitoraggio degli impianti fotovoltaici. L’obiettivo è realizzare sistemi in grado di individuare il degrado dei pannelli solari e prevedere gli interventi di manutenzione prima che si verifichino guasti, contribuendo a migliorare l’efficienza e l’affidabilità degli impianti. Sprint Digital partecipa come partner industriale, mentre al progetto collaborano anche ricercatori del Politecnico di Milano, pur senza un coinvolgimento istituzionale dell’ateneo italiano.
Per Matteo, iniziare un percorso accademico a 39 anni non rappresenta un cambio di direzione, ma la naturale prosecuzione della propria crescita professionale.

“Non lo considero un ricominciare. Nell’informatica si studia continuamente perché le tecnologie evolvono molto rapidamente. La ricerca rappresenta il livello più avanzato di questo processo: è il luogo dove nascono le innovazioni che, con il tempo, arrivano nell’industria. Poter contribuire a creare qualcosa che prima non esisteva è ciò che mi affascina di più”. La sua esperienza dimostra come il modello australiano favorisca un dialogo concreto tra università e imprese, permettendo a professionisti già inseriti nel mondo del lavoro di contribuire alla ricerca senza interrompere la propria carriera. Un percorso che valorizza competenze, innovazione e trasferimento tecnologico, e che rappresenta un esempio significativo del contributo che la comunità italiana continua a offrire nei settori ad alta specializzazione in Australia.